Parlamentari assenteisti e super pagati, l’esempio del mal costume italiano

Ce la prendiamo coi dipendenti pubblici infedeli e i furbetti del cartellino. Ma deputati e senatori non danno il buon esempio. A loro, però, tutto è permesso

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Ce la prendiamo coi dipendenti pubblici infedeli e i furbetti del cartellino. Ma deputati e senatori non danno il buon esempio. A loro, però, tutto è permesso

Meno siamo e meglio stiamo, dice il proverbio. Sarà così anche dopo il taglio dei parlamentari? 345 rappresentanti in meno su un esercito di 950 fra deputati e senatori dovrebbe, fra le altre cose, responsabilizzare di più chi ci rappresenta.

Oltre a un risparmio di circa 500 milioni di euro a legislatura fra i due rami del Parlamento, il taglio del numero dei parlamentari avvicinerà forse di più i cittadini ai propri rappresentanti. Un Parlamento più snello potrà essere controllato meglio. Non solo dagli elettori, ma anche dagli stessi uffici di presidenza.

Parlamentari assenteisti, il mal costume italiano

E’ noto infatti che l’assenteismo dilaga da anni fra le due aule del Parlamento, senza che nessuno sia mai intervenuto energicamente a sistemare le cose. Si fa la guerra ai furbetti del cartellino, li si sbatte in prima pagina e sui notiziari dei telegiornali, prima di essere licenziati. Ma dei parlamentari assenteisti non diciamo mai nulla? Certo, loro sono arroccati in Parlamento, una specie di fortezza all’interno della quale possono fare ciò che vogliono e i controlli sono affidati a loro stessi. I soldi delle ricche indennità, però, sono dei contribuenti. Inutile fare nomi perché, chi più e chi meno, ci sono dentro un po’ tutti.

Quanto ci costano le assenze dei parlamentari

Vale la pena ricordare che i deputati percepiscono un’indennità pari a 10.385 euro al mese, mentre i senatori 10.435 euro. Sono le più alte d’Europa. A ciò si deve aggiunge la cosi detta diaria (esentasse) rispettivamente pari a 3.503 euro e 4.003 al mese. Per fare cosa? E’ una voce dello “stipendio” riconosciuta a titolo di rimborso spese di soggiorno a Roma per partecipare appunto alle sedute parlamentari.

E’ prevista al decurtazione di 206 euro per ogni giornata di assenza oltre ad altre penalizzazioni economiche sull’importo della diaria previsti dai regolamenti di Camera e Senato. Ma quando un parlamentare è considerato assente? Ecco l’inghippo. Un deputato o senatore è considerato assente solo se partecipa a meno del 30% delle votazioni previste in una giornata. Ridicolo! Emolumenti a parte, deputati e senatori hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’aula. Lo prevedono con chiarezza i regolamenti di Camera e Senato. Ma è anche un principio sacrosanto di democrazia.

I furbetti del Parlamento

E’ anche una questione di rispetto nei confronti degli elettori, dei cittadini e di chi lavora duramente ogni giorno. Ma l’andazzo nelle aule parlamentari sembra non essere mai cambiato nel tempo. Attestare la presenza con almeno il 30% delle votazioni è abbastanza semplice, soprattutto se c’è chi preme il pulsante delle votazioni elettroniche al posto dell’assenteista. Tanto chi controlla? Gli uffici di presidenza non vanno a vedere chi c’è e chi non c’è perché le presenza vengono rilevate in automatico. Proprio come avviene per gli statali che attestano la presenza al lavoro tramite timbratura col badge, ma poi sono altrove. Con la differenza che se i furbetti del cartellino vengono pizzicati, oltre a perdere per intero la giornata di retribuzione rischiano il licenziamento e il risarcimento danni allo Stato. Mentre per deputati e senatori, al massimo c’è la decurtazione della diaria, ma lo stipendio (si fa fatica a definirlo così) è salvo.

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