Paradisi fiscali virtuali: nuove tasse sui Bitcoin?

Bitcoin: i paradisi fiscali diventano virtuali? Allo studio riforma sulle tasse per la moneta fittizia

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Bitcoin: i paradisi fiscali diventano virtuali? Allo studio riforma sulle tasse per la moneta fittizia

Nell’era digitale anche i paradisi fiscali diventano virtuali: succede con i Bitcoin, la moneta fittizia creata nel 2008. Già due anni fa, in un rapporto sui Bitcoin, l’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia (UIF) aveva individuato in queste transazioni una via per il riciclaggio di denaro mettendo in evidenza la scarsa trasparenza in termini di tracciabilità. Questo perché il meccanismo alla base della moneta virtuale non offre la garanzia di identificare le persone coinvolte nelle transazioni. Il nuovo proprietario viene identificato solo mediante un codice numerico.

Bitcoin: paradisi fiscali al servizio di speculatori e riciclaggio?

Questo strumento di pagamento peer to peer potrebbe prestare il fianco a speculatori e giri di riciclaggio proprio perché non richiede intermediari e può avvenire nel rispetto dell’anonimato. Per i primi rappresenta una strategia di investimento mentre per i secondi una via ideale per agire senza controlli.  

Moneta virtuale, evasione fiscale: leggi sui Bitcoin

Il problema, come intuibile, ha portata internazionale. Negli USA peraltro il Financial Crimes Enforcement Network, corrispondente al nostro Ministero del Tesoro, ha statuito che tutti coloro che creano o fanno circolare monete virtuali, sono soggetti all’applicazione delle disposizioni del Bank Secrecy Act, nato nel 1970 per scongiurare le frodi fiscali. Gli obblighi però al momento riguardano chi commercia la moneta e non anche chi si limita ad utilizzarla.

Paradisi fiscali virtuali: tassazione dei Bitcoin

Da questa premessa deriva un altro aspetto fiscalmente rilevante: la tassazione dei Bitcoin. In quest’ottica la definizione della moneta virtuale non è meramente terminologica: si tratta di mero investimento azionario o è una valuta a tutti gli effetti. Che le monete come i Bitcoin si prestino a diventare paradisi fiscali è evidente da alcuni tratti in comune: in particolare il fatto che i guadagni sono sottratti ai regimi fiscali statali e che l’identità dell’intermediario finanziario resta nascosta. L’interpretazione dominante è quella del voucher, sulla scia dei giuristi inglesi. I tedeschi invece parlano di units of account, che corrispondono ad una forma di denaro privato. In Italia manca ad oggi una presa di posizione ufficiale. Se, come sembra essere, i Bitcoin fossero considerati come valuta corrente estera eventuali incassi andrebbero dichiarati sotto la voce “redditi diversi”.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Evasione fiscale