Pagare meno tasse in Italia: i contribuenti si ingegnano ma le Fiamme Gialle rafforzano i controlli

La pressione fiscale in Italia spinge molti lavoratori, sia autonomi che dipendenti, a cercare strade (a volte legali ma non sempre ortodosse) per risparmiare sulle tasse

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
La pressione fiscale in Italia spinge molti lavoratori, sia autonomi che dipendenti, a cercare strade (a volte legali ma non sempre ortodosse) per risparmiare sulle tasse

Tutti sanno che non pagare le tasse è evasione fiscale: ingegnarsi per pagare meno invece nell’immaginario collettivo sembra essere concepito sempre più spesso come un escamotage legittimato dalla stretta della pressione fiscale. Ma i metodi usati, seppur diffusi, spesso non sono legali e quasi mai sono ortodossi. E scuramente sono dannosi per l’Erario.

A conti fatti allo Stato le tasse evase costano almeno 100 miliardi l’anno. E se le tecniche della Guardia di finanza si affinano, i metodi per eludere il Fisco restano ancora molti.

Evasione fiscale nei negozi: non è solo questione di scontrini

Nei negozi è caccia allo scontrino per stanare gli evasori ma alcuni stratagemmi si celano “dietro le quinte” della gestione dell’attività. Un sistema in espansione consiste nell’alzare i costi di esercizio includendo voci che non vi rientrerebbero (vedi ad esempio auto, bollette o benzina ad uso personale). Questi costi infatti sono scaricabili ed è quindi possibile ottenere il rimborso Iva.

Altri stratagemmi piuttosto comuni sono quelli che la Gdf chiama “frodi carosello”: si realizza una plusvalenza per schivare l’Iva. Si precostituiscono società all’estero da chiudere poi al momento del pagamento dell’Iva: attraverso queste si importa merce in Italia. Secondo le leggi Ue infatti in caso di import/export l’Iva viene addebitata a chi importa. La stessa merce viene in un secondo momento rivenduta addebitando l’Iva. Il commerciante truffaldino quindi scaricherà un’imposta che non ha mai versato.

Artifizi sociali per pagare meno tasse

Certi stratagemmi non riguardano solo il mondo del lavoro in senso stretto. C’è chi rinuncia a sposarsi per mantenere i doppi benefici sulla prima casa e non sono rari i casi di coppie che arrivano a simulare il divorzio: il coniuge con il reddito più alto verserà in questo modo gli alimenti all’altro con una tassazione del 9% (contro il 40% ordinario).

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Argomenti: Tasse e Tributi