Pagamento Imu: ma quanto ci costerà alla fine?

Mentre sulle case siamo alla solita guerra delle cifre, sui negozi non ci sono dubbi: il governo Monti rilancia il commercio affossando di tasse i commercianti

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Mentre sulle case siamo alla solita guerra delle cifre, sui negozi non ci sono dubbi: il governo Monti rilancia il commercio affossando di tasse i commercianti

Si avvicina la scadenza per il pagamento della prima rata di una delle tasse più discusse e meno amate, parliamo dell’Imu, l’imposta municipale sugli immobili. Infatti l’Imu, nonostante sia nata recentemente, è oggetto di numerose controversie, che riguardano sia l’importo da versare e la base imponibile, sia la destinazione dei proventi ( il gettito sarà devoluto in parte agli enti locali ed in parte allo Stato centrale).

 

Le rilevazioni del governo: l’Imu è una tassa leggera leggera

Sul tema il dipartimento delle Finanze ha affermato che il peso dell’Imu aumenterà al crescere del reddito e della rendita catastale. Secondo il ministero ogni proprietario verserà in media 194 euro di Imu annuali, a fronte dei 151 euro versati quando era in vigore l’ici. Un aumento contenuto quindi, anche alla luce dei circa 4 milioni di cittadini esenti dall’imposta, in virtù delle detrazioni sulla prima casa e sui figli sotto i 26 anni che vivono nel nucleo familiare. Tuttavia il calcolo fatto dal dipartimento è una media tra vari fattori e occorrerà quindi valutare anche i casi specifici.  Infatti, sempre secondo le fonti ministeriali, i proprietari di immobili con rendite inferiori ai 500 euro avranno addirittura un risparmio rispetto all’Ici, mentre per chi ha immobili con rendite che superano i 1000 euro l’aggravio sarà di circa 222 euro annuali rispetto a quando era in vigore l’imposta comunale sugli immobili ( l’ipotesi riguarda dei soggetti senza figli, invece se nel nucleo familiare sono presenti 3 figli l’aggravio si riduce a circa 60 euro).

 

Versamento Imu: quello che il governo non ha tenuto in considerazione

Tuttavia occorre effettuare alcune precisazioni in tema di dati snocciolati dal dipartimento. Innanzitutto occorre precisare che il confronto effettuato si basa sull’aliquota Imu del 4 per mille con l’aliquota Ici del 5 per mille, ma occorre ribadire anche che i Comuni potranno anche aumentare l’aliquota base sino a 2 punti percentuali. Inoltre i calcoli non tengono conto dei versamenti dovuti per il possesso dal secondo immobile in poi, dove l’aliquota parte dal 7,6 per mille ma può arrivare sino al 10,6 per mille, in base alle scelte effettuate dai singoli comuni.

Occorrerà  anche verificare le modifiche che si apporteranno al tributo dopo il primo versamento, quanto l’esecutivo avrà sotto mano i dati relativi alle entrate. Sebbene i Comuni chiedano a gran voce che l’Imu sia interamente gestita dalle municipalità, il Governo ha intenzione di prendere altre strade. E’ allo studio infatti la possibilità di destinare l’intero gettito statale dell’Imu ai Comuni, in cambio di un taglio del fondo di riequilibrio del federalismo, o come seconda ipotesi, dividere il tributo in due distinte imposta, una destinata ai Comuni e l’altra allo Stato centrale.

Anche l’ipotesi di destinare interamente alla scelta dei Sindaci se applicare o meno l’imu  alla prima casa sembra tramontata. Infatti occorrerebbero altri 3,4 miliardi di euro da destinare agli enti locali al fine di sopperire ai mancati introiti ( l’alternativa sarebbe quella di rinunciare al gettito dell’Imu prima casa, ma difficilmente i sindaci acconsentiranno a questo ulteriore taglio).

 

Imu negozi: un salasso che non lascia spazio a interpretazioni

Sebbene il raffronto effettuato dai tecnici del ministero indichi un aumento tutto sommato contenuto relativo all’introduzione dell’Imu al posto dell’Ici, i proprietari di immobili commerciali potrebbero invece subire una vera e propria batosta. Per quanto riguarda gli immobili accatastati come C1 ( negozi e botteghe) l’avvento dell’imu, unità all’incremento della base imponibile e delle aliquote, comporterà aumenti superiori al 90 per cento. Il raffronto riguarda oltre due milioni di immobili sparsi sull’intero territorio nazionale, che all’epoca dell’ici pagavano una aliquota media dello 0,64 per cento, mentre adesso subiranno una aliquota base dello 0,76 per cento. Inoltre per l’ici la base imponibile prevedeva una rivalutazione del 5 per cento e poi la moltiplicazione per 34, mentre l’imu prevede una rivalutazione del 5 per cento e l’applicazione di un coefficiente pari a 55.

Alla fine dei conti lo Stato introiterà da questi immobili oltre 663,5 milioni di euro, che probabilmente saranno molto di più visto che il calcolo è stato fatto applicando l’aliquota minima ( pari a 7,6 per mille ma che i Comuni possono aumentare sino al 10,6 per mille).

 

Rendita catastale case fantasma: la stretta dà i suoi frutti

Ai dati illustrati precedentemente occorrerà aggiungere quelli relativi ad una notizia dell’ultima ora. Parliamo questa volta di una buona notizia ( almeno per lo Stato e per gli gli enti locali) inerente il fatto che anche le ultime case fantasma individuate dall’Agenzia del Territorio pagheranno il tributo. Un extra gettito derivante dall’attribuzione di una rendita presunta anche a tali tipi di immobili, circostanza che permetterà il calcolo dell’Imu. Inoltre la rendita presunta, e quella successivamente dichiarata con rendita proposta, produrranno effetti fiscali sin dalla prima iscrizione in catasto, e pertanto sarà dovuta sia l’Ici che l’Irpef a partire dal 1° gennaio 2007.

Un ulteriore tesoretto che i tecnici dell’esecutivo hanno stimato in circa 472 milioni di euro per il 2012, visto che le rendite catastali attribuite ammontano ad oltre 900 milioni di euro ( su un totale di 1,2 milioni di immobili). Per quanto riguarda gli arretrati ( la riscossione sarà effettuata da Equitalia e dai comuni , per i 5 anni precedenti si stima che il gettito supererà la cifra di 2 miliardi di euro. Tuttavia occorrerà valutare quanto di questo gettito entrerà nella realtà nelle casse comunali ed in quelle erariali. Infatti la stima fatta dall’agenzia del territorio in merito alla rendita degli immobili individuati, ha natura presuntiva, ed i dati saranno comunicati ai Comuni al fine di accertare il reale proprietario e se l’immobile è abusivo o meno. I comuni hanno notevoli ritardi nell’effettuare questa operazione ed, in molti casi,  è molto difficile rintracciare il reale proprietario dell’immobile ( e di conseguenza non è possibile individuare il debitore del tributo dovuto).

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Tasse e Tributi, Scadenze fiscali