P. Iva, estesa malattia Covid: requisiti, condizioni e cause di sospensione

Malattia Covid estesa alle P. Iva con un emendamento al dl Sostegni: come funziona per i liberi professionisti.

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Malattia Covid estesa alle P. Iva con un emendamento al dl Sostegni: come funziona per i liberi professionisti.

Su apposita istanza degli Ordini professionali, il Governo ha deciso di muoversi per riconoscere la malattia Covid anche alle P. Iva. In questo quadro si inserisce l’emendamento al dl Sostegni, che punta a riconoscere diritti e tutele a chi, fino ad ora, non ne ha avuti.

P. Iva, estesa malattia Covid

Inizialmente la nuova disciplina doveva essere contenuta in un progetto di legge molto più ampio – il cd. “dl Malattia” – che è poi naufragato a causa di carenza di fondi. Secondo la Ragioneria Generale dello Stato procedere con questa riforma sarebbe però costato alle casse dello Stato troppo, ben 200 milioni di euro all’anno. Stime queste contro quelle fatte dagli uffici degli ordini professionali, che avevano invece messo in conto 20/30 milioni di euro annui. Tutte queste, comunque, sono risorse che l’Erario non ha a disposizione al momento.

Per andare incontro ai liberi professionisti colpiti dall’emergenza sanitaria, tuttavia, è stato deciso di inserire un apposito emendamento al dl Sostegni, destinato appunto a regolare i casi di malattia Covid nei liberi professionisti. Si tratta quindi di una norma ad hoc, legata prettamente alle condizioni eccezionali della pandemia, non estendibile quindi ad altri casi di malattia.

Ma quali sono i requisiti e le condizioni affinché una P. Iva possa vedersi riconosciuta la malattia? Quali i diritti e i casi di sospensione?

Malattia Covid, come funziona per i liberi professionisti

“Ci stiamo occupando del Decreto legge malattia, che andrà finalmente a coprire un vuoto normativo insolito che riguarda tutti i professionisti. Nel frattempo, nel Decreto Sostegni sarà portato un emendamento dedicato alla stessa tematica, ma legata all’emergenza Covid”, aveva detto viceministro dello Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto Fratin, in occasione del webinar “Lo stato di salute dell’economia e delle professioni”, promosso dall’Associazione Nazionale Commercialisti.

Intanto, però, i liberi professionisti costretti in quarantena a seguito di contagio Covid possono contare su alcune tutele, richieste dagli Ordini professionali e – come anticipato sopra – inserite del dl Sostegni.

Prima di tutto, in caso di malattia Covid, anche le P. Iva avranno diritto all’indennità riconosciuta ai lavoratori dipendenti. Inoltre, se l’assenza dal lavoro è conseguente a positività, è prevista la sospensione per 45 giorni di tutte le scadenze per i liberi professionisti.

Per ritardi e mancate consegne, se questi sono legati all’assenza per malattia Covid, i liberi professionisti non dovranno pagare multe e sanzioni per mancato adempimento, né dovranno risponderne nei confronti della pubblica amministrazione o dei propri clienti.

Comunicazioni, trasmissione di atti o documenti e mancato versamento di tributi e contributi saranno quindi del tutto sospesi e non esporranno il professionista ad alcun rischio (né economico, né legale, né amministrativo).

Malattia Covid: requisiti, condizioni e cause di sospensione per i liberi professionisti

La sospensione e le tutele sopra enunciate, come previsto dall’emendamento al dl Sostegni, non verranno estese in automatico al professionista. Vi sono infatti alcune condizioni e specifici requisiti per vedersi riconosciuta la malattia Covid in caso di libera professione.

Nello specifico, l’attuale normativa prevede che:

  • scadenze e sanzioni sono sospese solo se il mandato professionale ricevuto risulta essere precedente alla malattia;
  • è necessario dimostrare la positività al Coronavirus presentando apposita documentazione medica.

Inoltre, scaduti i 45 giorni di congelamento, gli adempimenti dovranno essere eseguiti comunque entro sette giorni.

L’Ordine dei Commercialisti, in una nota, si è detto soddisfatto del risultato raggiunto, mentre il presidente della commissione parlamentare per il controllo degli Enti Gestori di Previdenza, Tommaso Nannicini, ha spiegato come questo rappresenti solo un primo passo – “una proposta giusta e sacrosanta” – che anticipa “un disegno di legge più organico”. 

L’obiettivo è fare in modo che “nel caso di morte o malattia grave non ci siano conseguenze né per i professionisti né per loro i clienti”, ha poi aggiunto lo stesso. Visto la mancanza di fondi, però, “per il momento la norma entrerà in vigore solo per quanto riguarda il Covid, norma sulla quale c’è già una convergenza trasversale, per il resto aspettiamo un nuovo calcolo della Ragioneria, sperando che a quel punto il disegno di legge possa procedere spedito”, ha concluso Nannicini.

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