Quanti mesi bonus per accedere ad Opzione Donna con le vecchie regole

Il Governo è al lavoro per far quadrare i conti, possibile proroga di Opzione donna alle condizioni attuali solo per pochi mesi

di , pubblicato il
Andare in pensione nel 2022 con Opzione Donna, attenzione perché è il 2021 quello che conta

Opzione mamma o Opzione donna? Eh sì, il dubbio viene a leggere il testo della Legge di bilancio 2023.

In base all’attuale testo della Manovra 2023, ieri approdato in Parlamento, Opzione donna sarà prorogata ma con la previsione di requisiti che fanno variare l’età pensionabile. Di certo non una buona notizia per chi stava pregustando di salutare colleghi, capi e clienti per godersi la tanta agognata pensione.

Infatti, la Legge di bilancio 2023, proroga sì Opzione donna,  a favore delle lavoratrici che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2022 un’anzianità contributiva pari almeno a 35 anni, ma ora prevede un’età anagrafica minima che varia in base al numero dei figli. Con buona pace di chi figli non ne ha. Inoltre, sono introdotti requisiti aggiuntivi rispetto a quelli attualmente in essere.

Detto ciò, è notizia di poche ora fa che il Governo è al lavoro per far quadrare i conti, con una possibile proroga di Opzione donna alle condizioni attuali ma solo per pochi mesi.

Vediamo quali sono le ultimissime per Opzione donna.

Opzione donna. Le regole attuali

A oggi, Opzione donna, quale canale di pensionamento anticipato, riguarda le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2021:

  • un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni;
  • un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome).

Il pensionamento è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è invece richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma.

Abbiamo ribadito più volte che, il requisito contributivo, è verificato rispetto alla contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti, ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico (Fonte Inps).

Tuttavia:

  • i contributi versati nella Gestione Separata Inps, non sono validi per andare in pensione con Opzione donna;
  • se i contributi sono maturati in gestioni previdenziali diverse tra loro, non è possibile ricorrere al c.d. cumulo gratuito (si invece alla c.d. ricongiunzione dei contributi, ex lege 29/1979).

Detto ciò, la finestra di pensionamento con Opzione donna è di: 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti; 18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.

Opzione donna. La maggioranza di Governo alla ricerca di un accordo

In base al testo attuale della Legge di bilancio 2023, art.56 provvisorio,  c’è si la proroga di Opzione donna, ma il requisito anagrafico viene agganciato al numero dei figli di chi vuole andare in pensione.

In particolare, le lavoratrici dipendenti potranno andare in pensione a:

  • 58 anni con due figli o più,
  • a 59 con un figlio,
  • a 60 anni negli altri casi.

Rimane invariato il monte contributivo ossia è necessario, alla data del 31 dicembre 2022, essere in possesso di un’anzianità contributiva di 35 anni.

Ma non è finita qui.

Infatti, ulteriore novità, chi vorrà andare in pensione con Opzione donna, dovrà essere in possesso, alternativamente, di uno dei seguenti requisiti:

  • assistere da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto 70 anni oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
  • riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74% (accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile);
  • essere state licenziate o dipendenti di imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la “struttura per la crisi d’impresa (articolo 1, comma 852, della legge 27 dicembre 2006, n.
    29637).

In quest’ultimo caso, la riduzione di due anni del requisito anagrafico di 60 anni trova applicazione a prescindere dal numero di figli.

E’ notizia di oggi che il Governo sta lavorando per garantire ancora per qualche mese, la possibilità di sfruttare Opzione donna con le regole attuali.

Non è ancora chiaro se e in che modo sarà attuata la proroga piena di Opzione donna. Non rimane che attendere qualche novità.

Argomenti: ,