Ogni 100 euro pagate con carta in farmacia o studi medici, subito 19 rimborsate sul conto: esempi del cashback sulle detrazioni fiscali

Una criticità del cashback fiscale potrebbe essere rappresentata dalla franchigia pervista per alcune spese, come quelle sanitarie

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Ogni 100 euro pagate con carta in farmacia o studi medici, subito 19 rimborsate sul conto

Si continua a lavorare e spingere per rendere reale il cashback fiscale. Almeno inizialmente, lo si vorrebbe operativo per le sole spese sociosanitarie per poi estenderlo via via anche agli altri oneri detraibili (spese universitarie, premi assicurativi rischio morte, ecc.).

La proposta, ricordiamo, è stata ufficialmente avanzata anche dalla Commissione Anagrafe tributaria di Camera e Senato, nel documento “Indagine conoscitiva sulla digitalizzazione e interoperabilità delle banche dati fiscali”, approvato, il 12 gennaio 2022.

Ad oggi non è ancora dato sapere se e quando il nuovo sistema di recupero degli sgravi fiscali potrà esserci e, soprattutto, come funzionerà. Proviamo, comunque, a dare una simulazione.

Il cashback fiscale

Cos’è il cashback fiscale? La risposta non è così difficile. L’idea è quella di accreditare, direttamente sul conto corrente del cittadino, l’importo della detrazione fiscale spettante a fronte della spesa sostenuta.

Il vantaggio, dunque, di poter monetizzare nell’immediato lo sgravio fiscale senza dover attendere la dichiarazione dei redditi.

Si tiene a precisare che si tratterebbe di un’opzione. Quindi, il cashback fiscale andrebbe a sostituirsi alla detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi per quella stessa spesa. Rappresenterebbe, insomma, un’alternativa.

Essendo una facoltà, significa, anche, che il cittadino dovrà indicare, ad esempio, al farmacista o allo specialista ortopedico, di voler fruire del cashback fiscale a fronte dell’onere pagato (con carta). Molti si chiedono già se potrà essere esteso questo sistema ad altre spese: perché, ad esempio, non prevedere il cashback fiscale su mobili ed elettrodomestici? 

La criticità della franchigia: un esempio pratico

Una criticità potrebbe essere rappresentata dalla franchigia. Si pensi alle spese sanitarie per le quali è riconosciuta una detrazione IRPEF del 19% con franchigia di 129,11 euro.

La regola dovrebbe essere, quindi, che per i primi 129,11 euro di spesa il cashback fiscale non sarebbe ammesso.

Esempio

  • Spesa sanitaria di 500 euro
  • Detrazione fiscale 19% in dichiarazione redditi = (500 – 129,11 euro) x 19% = 91,37 euro
  • Cashback fiscale (accredito diretto su conto) = 91,37 euro.

Così dovrebbe funzionare. L’ostacolo non dovrebbe essere difficile da superare. Poi bisognerà anche definire la cadenza temporale con cui sarà eseguito il rimborso (mensile, trimestrale, ecc.).

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