Occupazione, Covid: male al Nord, peggio al Sud

Secondo un report di Svimez-Enbic, l’impatto sull’occupazione è stato più marcato nel Mezzogiorno. Giovani e donne soffrono di più.

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Gli effetti del Covid sull’occupazione sono stai pesanti in Italia. Più che ne resto d’Europa. Il nostro Paese, già in profonda sofferenza, ha accusato un contraccolpo maggiore i cui effetti devono ancora farsi sentire.

Ecco perché i sindacati puntano i piedi sulla necessità di estendere il blocco dei licenziamenti. Concedere alle aziende la possibilità di licenziare dal 1 luglio, come previsto, darebbe una pesante mazzata al mercato del lavoro in Italia.

Da covid effetti pesanti su occupazione

L’impatto del Covid ha avuto effetti particolarmente significativi su una struttura del mercato del lavoro già segnata da criticità e debolezze. E’ ciò che sottolinea il Report Svimez-Enbic. La società di consulenza e ricerca precisa che la situazione è grave.

In attesa di capire quali saranno le concrete conseguenze della fine del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione Covid, si evidenzia a oggi un calo dell’occupazione abbastanza omogeneo nel Paese. Mentre ancora una volta appaiono particolarmente colpite le fasce tradizionalmente più deboli del mercato del lavoro come i giovani e le donne.

Il report Svimez-Enbic

In prospettiva, continua il rapporto, sono tre i fronti da presidiare con specifiche misure utili a scongiurare i rischi di amplificazione delle disuguaglianze tra persone, settori e territori:

  • lo strutturale disallineamento tra domanda di lavoro delle imprese e i livelli di competenze maturate dai giovani italiani più istruiti al primo ingresso nel mercato del lavoro;
  • la graduale riduzione delle misure di sostegno a imprese e lavoratori;
  • le nuove forme di organizzazione del lavoro quali lo smart-working nel settore pubblico e privato.

Impatto maggiore per donne e giovani

Lo scorso anno il calo dell’occupazione è stato piuttosto omogeneo tra Mezzogiorno (-2%) e Centro-Nord (-1,9%).

Ma a subire l’impatto maggiore sull’occupazione durante la crisi da covid sono le donne e i giovani del Sud. -3% a fronte del -2,4% del Centro-Nord per le donne; -6,9% al Sud a fronte del -4,4% del Centro-Nord per i giovani under 35.

Si tratta di statistiche che ancora non tengono conto dei disoccupati “virtuali”, così come degli attuali cassaintegrati o dei lavoratori solo ufficialmente occupati per effetto del blocco dei licenziamenti.

Lo studio Svimez-Enbic rimarca come nel Mezzogiorno flettono in misura più accentuata i dipendenti (-2,3% a fronte del -1,3% degli indipendenti). Mentre nel Centro-Nord a subire il calo più marcato sono i lavoratori autonomi  (-3,6% a fronte del -1,5% dei dipendenti).

Mezzogiorno soffre di più

I dipendenti a termine flettono del 11,6% nel Mezzogiorno e del 13,3% nel Centro-Nord, mentre quelli a tempo indeterminato aumentano dello 0,4% nel Mezzogiorno e dello 0,7% nel Centro-Nord.

Gli effetti più incisivi del covid si registrano nel settore dei servizi, soprattutto nei comparti labour intensive dell’accoglienza, della ristorazione, del turismo, della cultura, del piccolo commercio, e dei trasporti, dove più frequente è il ricorso il lavoro a tempo parziale o stagionale.

Le attività lavorative del settore terziario sono state anche quelle che hanno fatto maggior ricorso agli ammortizzatori sociali (Cig).

Sul totale delle attività, il 16% operano nel commercio e riparazione di autoveicoli e beni personali, il 14,7% nell’ospitalità e nel turismo, l’11,9% nelle attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese.

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