Occupati ancora in calo nonostante allentamento delle restrizioni

Fatica a decollare l’occupazione in Italia. Secondo i dati Istat, si registrano 243.000 occupati in meno nel primo trimestre 2021.

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Il numero degli occupati continua a scendere in Italia. Nonostante il progressivo allentamento delle restrizioni da pandemia, il lavoro fatica a ripartire nel nostro Paese. Segno evidente che il problema non riguarda solo lo stato di emergenza.

Il blocco dei licenziamenti, ha inoltre posto un freno alla salita del tasso di disoccupazione. Ma dal 1 luglio, quando terminerà il divieto di licenziare, il rischio che esploda la disoccupazione in Italia è molto alto. Una bomba sociale potrebbe così minare la tenue ripresa dell’economia in atto.

Occupati ancora in calo

Nel primo trimestre del 2021 il numero degli occupati è pari a 22,265 milioni. Dato che rivela un calo di 243.000 posti rispetto al quarto trimestre del 2020 (-1,1%). Il calo è dovuto in particolare alla diminuzione dei dipendenti a tempo indeterminato (-159.000, -1,1%) e dei lavoratori autonomi (-99.000, -2%). Mentre il numero dei dipendenti a tempo determinato è in leggero aumento (+16.000, +0,6%).

Lo evidenzia l’Istat aggiungendo che nel confronto tendenziale, la diminuzione dell’occupazione (-889.000 unità, -3,9% rispetto al primo trimestre 2020) coinvolge i dipendenti (-576.000, -3,2%), soprattutto se a termine. Ma anche gli indipendenti (-313.000, -6%). Il calo interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale (-3,8% e -4,2%, rispettivamente).

I dati allarmanti Istat

Il tasso di occupazione nella fascia di età 15-64 anni, pari al 56,6% dei lavoratori, cala in termini congiunturali e tendenziali (-0,6 e -2,2 punti, rispettivamente). Quelli di disoccupazione e di inattività, sempre nella fascia 15-64 anni, crescono. La diminuzione dell’indicatore, che riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età, è più incidente al Nord (-0,7 punti) e al Centro (-0,8 punti) rispetto al Mezzogiorno (-0,4 punti).

Nel primo trimestre 2021, l’input di lavoro, misurato sulle ore lavorate, evidenzia una diminuzione dello -0,2% rispetto al trimestre precedente e di -0,1% rispetto al primo trimestre 2020. Il Pil è aumentato dello 0,1 in termini congiunturali e diminuito dello 0,8 in termini tendenziali.

Più full time e meno part time

Dal lato delle imprese, il proseguimento delle misure di restrizione dell’attività economica nel primo trimestre 2021 determina una crescita congiunturale di lieve entità per le posizioni lavorative dipendenti (+0,2%). E una variazione tendenziale ancora negativa (-0,8%), seppure di minor entità rispetto al trimestre precedente.

Tali effetti scaturiscono da una crescita della componente a tempo pieno in termini congiunturali (+1%). Ma anche su base annua (+0,4%), a cui si contrappone una riduzione della componente a tempo parziale del -1,7% su base trimestrale e del -3,7% su base annua.

Rispetto al trimestre precedente, le ore lavorate per dipendente aumentano dell’1%. Anche su base tendenziale si osserva un aumento, sebbene più contenuto (+0,4%), associato a quello del ricorso alla cassa integrazione (Cig) che tocca le 108,4 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali su base congiunturale e di 0,8 su base annua.

Il costo del lavoro, per unità di lavoro, aumenta dello 0,9% in termini congiunturali, per effetto di un aumento sia delle retribuzioni (+0,5%) sia degli oneri sociali (2%).

In termini tendenziali, il costo del lavoro continua a crescere (+0,8%), a seguito dell’aumento dell’1,6% della componente di retribuzione e nonostante la riduzione dell’1,2% degli oneri.

Quest’ultimo calo è riconducibile all’adozione delle misure di esonero contributivo varate nella seconda metà dell’anno 2020 che, seppure con minore intensità rispetto al quarto trimestre 2020, continuano ad avere effetto anche nel primo trimestre 2021.

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