Nuovo redditometro 2013, ecco la difesa dell’Agenzia delleEntrate

In una nota del 19 aprile scorso, l'Agenzia delle entrate difende il nuovo redditometro 2013 dalle accuse mosse con la sentenza del tribunale di Pozzuoli prima e della CTP di Reggio Emilia poi

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
In una nota del 19 aprile scorso, l'Agenzia delle entrate difende il nuovo redditometro 2013 dalle accuse mosse con la sentenza del tribunale di Pozzuoli prima e della CTP di Reggio Emilia poi

Nuovo redditometro 2013 illegittimo? L’Agenzia delle entrate difende lo strumento di accertamento del reddito e il suo decreto attuativo.

Nuovo redditometro 2013

La questione nasce con una sentenza recente della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, la sentenza del 18 aprile 2013, n.74 che, accogliendo il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento sintetico relativo al periodo d’imposta 2007, ha indicato come illegittimo il redditometro 2013, sulla base dei seguenti argomenti:

– la revisione dell’accertamento sintetico operata con il DL 78/2010 rappresenta un intervento di natura procedimentale e non sostanziale, con la conseguenza che il contribuente può invocare l’applicazione retroattiva delle nuove disposizioni, se più favorevoli, anche per le annualità precedenti il 2009;

– illegittimità e nullità del DM del 24 dicembre 2012 che ha approvato il nuovo redditometro.

 La sentenza della CTP di Reggio Emilia

Una sentenza questa della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia che va ben oltre a quanto deciso poco tempo prima dal tribunale di Pozzuoli secondo cui il redditometro 2013 è illegittimo perchè costituisce un’indebita ingerenza nella sfera privata del cittadino (si veda il nostro articolo Redditometro 2013 illegittimo, perchè non va applicatoNuovo redditometro 2013, ecco perché è illegittimo). 

La difesa dell’Agenzia delle entrate 

Ebbene risponde a queste accuse sul nuovo redditometro 2013 la stessa Amministrazione finanziaria con una nota pubblicato lo scorso 19 aprile 2013, in cui precisa che nel merito della decisione assunta dalla Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia come debba essere prima evidenziato che questa pronuncia produce degli effetti che sono circoscritti al singolo caso. E’ in sostanza una decisione non idonea a produrre conseguenze generalizzate e, a detta delle Entrate “non inficia il decreto ministeriale 24 dicembre 2012, la cui disapplicazione è stata disposta dal giudice esclusivamente in riferimento al caso “dedotto in giudizio”.

Redditometro vs privacy

La difesa da parte dell’Agenzia guidata da Attilio Befera del nuovo redditometro 2013 si sofferma anche sul terreno della privacy. Se poco tempo fa il tribunale di Pozzuoli aveva accusato lo strumento di accertamento fiscale perché invasivo della sfera personale del contribuente, risponde a queste accuse  l’Amministrazione finanziaria secondo cui “con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 24 dicembre 2012 non si verifica alcuna lesione del diritto alla riservatezza del contribuente, poiché questa norma non dispone né disciplina la raccolta di informazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma si limita a prevedere che le informazioni sulle spese del contribuente, già nella disponibilità dell’Agenzia sulla base di altri – diversi – provvedimenti, siano adoperate per il procedimento di verifica della corrispondenza del reddito reale ai redditi dichiarati”. L’Agenzia coglie l’occasione per sottolineare che le fonti sulla base delle quali sono raccolti e analizzati i dati riconducibili agli elementi indicativi di capacità contributiva sono regolamentate da norme differenti e pertanto l’eventuale illegittimità del decreto non incide sulla legittimità delle banche dati di cui dispone l’Agenzia delle entrate nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali. La raccolta dei dati effettuata dall’Agenzia delle Entrate, inoltre, secondo la stessa Agenzia, non viola le disposizioni previste dal Codice della privacy, in quanto essa stessa agisce nel rispetto di quanto previsto dalla legge in materia di trattamento dati effettuato da parte di soggetti pubblici. Il presupposto di legittimità del trattamento dei dati personali, specifica l’Agenzia, non è il consenso dell’interessato ma  la strumentalità delle operazioni di trattamento allo svolgimento delle funzioni istituzionali del soggetto pubblico. Per il trattamento dei dati sensibili, le pubbliche amministrazioni non sono tenute a richiedere il consenso dell’interessato quando una norma di legge autorizzi e specifichi i dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico perseguite. Si ricorda anche che l’attività di raccolta dati si basa, tra l’altro, anche sulle informazioni comunicate dallo stesso contribuente in sede di presentazione della propria dichiarazione dei redditi, quindi si esclude in toto la possibilità di configurare un evento lesivo, in quanto sono state fornite dallo stesso contribuente molte delle informazioni in ordine alle spese.

Applicazione retroattiva redditometro? Non si può 

Da ultimo, nella sua nota a difesa del redditometro 2013, l’Agenzia delle entrate fuga alcuni dubbi in merito all’applicazione retroattiva del nuovo redditometro per le annualità anteriori al 2009. Quest’ultima non è ammissibile per ragioni riferibili sia alla lettera della norma, visto che le modifiche introdotte dal Decreto Legge n.78/2010 hanno effetto “per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto”, con esclusione, quindi, degli accertamenti relativi a periodi d’imposta anteriori al 2009, sia alla particolarità del metodo usato dal nuovo redditometro, che si basa su manifestazioni di spesa e non, a differenza del precedente, sulla mera disponibilità di determinati beni. 

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Argomenti: Redditometro

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