Nuovi paradisi fiscali alternativi alla Svizzera, ecco quali sono

8 nuovi paradisi fiscali in alternativa alla Svizzera, dall'Europa al resto del mondo

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
8 nuovi paradisi fiscali in alternativa alla Svizzera, dall'Europa al resto del mondo

La Svizzera era il paradiso fiscale di molti Italiani, dopo due anni e mezzo di negoziati tra la banca centrale e il governo svizzero, la Svizzera non risulta più nella lista nera italiana dei Paesi che non permettono uno scambio di informazioni, quindi fine del segreto bancario. I grandi evasori si sono informati prima del tempo e hanno deciso di volare lontano e cercare nuove alternative alla Svizzera.  

Quali sono i nuovi Paradisi fiscali? Vediamoli con ordine.

Andorra

Per costituire una società bastano solo 700 euro, un indirizzo di appoggio e mezza giornata di lavoro, non esistono tasse sugli utili a patto che siano reinvestiti in loco. Nel 2011 Andorra è stata obbligata ad aumentare l’imposta sui guadagni dei residenti esteri dal 15 al 35%, ma rimane sempre un paese di depositi più discreti e sicuri d’Europa e per questo motivo i suoi competitori come San Marino e Montecarlo stanno diminuendo la loro crescita di residenti esteri.  Il segreto bancario è ancora tutelato dalla Costituzione

Dubai

Il Distretto finanziario centrale dell’emirato (DIft), è una zona franca che attua le normative più all’avanguardia in materia di trust finanziari e contabilità, offre inoltre tasse basse e flat sulle imprese finanziare e su quelle delle società con più di 50  dipendenti.

Germania

Di certo la Germania non si può definire un paradiso fiscale ma la sua legislazione è molto favorevole a imprese e depositi. La lontananza dall’Italia è minima e il paese è adiacente anche ad altri paesi denominati paradisi fiscali come Lussemburgo, Liechtenstein, Austria. Sono molto affidabili e di un livello eccellente le banche e gli intermediari, in più la legislazione tedesca non permette di sequestrare beni e società di provenienza illecita intestati  a prestanome.

Gibilterra

I motivi di pericolosità sono legati al possibile cambiamento di status politico, che agevolerebbe i vantaggi fiscali e commerciali. Ma l’uscita da “dominio extraterritoriale” a “territorio britannico” è stato bocciato nel 1967 e nel 2002. La normativa vigente obbliga trust, fondi e società di investimento alla sola registrazione di inizio attività, la lingua e posizioni finanziare sono inglesi. Per le aziende locali e quelle straniere con personale assunto del posto sono esenti da iva e tasse. Infine la doppia circolazione delle monete (euro e sterlina) e la posizione di porto franco permettono di dare vita a una serie infinita di operazioni, sebbene l’allentamento del  segreto bancario.

Liechtenstein

Con 35 mila abitanti 150 finanziarie e 15 banche, il Liechtentein è ancora un paese sicuro della discrezione, è esonerato da qualsiasi rischio politico ed economico e ultramoderno nella creazione di strutture patrimoniali inattaccabili. Per le imprese domiciliate in loco la registrazione è pari allo 0,1% del capitale sociale, e le tasse sugli utili non superano il 4%. Il segreto bancario ha ancora qualche nodo sui conti correnti, ma quelli individuali sono ancora inattaccabili per tutti i procedimenti  penali.

Caucaso

Per chi decide di spostare i capitali in Turkmenistan, Azerbaijan o Kazakhstan i rischi sono tanti. Esiste , però, un mezzo straordinario per i trust e i fondi d’investimento misti, che danno per certo bassi ritorni, anonimato per 10 anni e in molti casi schermo diplomatico rispetto alle indagini penali. E’ una delle mete nella quale l’italia vuole mettere mano ai capitali da  ripulire.

Far East

Hong Kong e Macao da sempre sono i paesi preferiti da chi vuole trasferire altrove (lecitamente o meno) i propri soldi: l’autonomia fiscale permette di creare triangolazioni molto efficienti. Ma la nuova scoperta è Singapore, che ha ottimi rapporti con le banche europee. la legislazione sui trust e sul transito degli importi fatturati creano una barriera intercontinentale  insommortabile.

Caraibi

La leadership mondiale dei paradisi fiscali offshore: Antille, Isole Vergini, Cayman, Jersey, Panama, Bahamas, Curaçao e dintorni si spartiscono da soli un terzo dei capitali depositati oltreconfine nel mondo. Il regime di questi paesi è poco battuto  dagli italiani, perchè sono soprattutto operazioni bancarie complesse a primeggiare, in quanto gli italiani hanno un tesoretto personale e liquido da proteggere e non tesori complessi. Lo ha reso noto il Tesoro che dai Caraibi arriva solo il 4% dei capitali (dal 2001 al 2009).

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Argomenti: Evasione fiscale

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