Nuova IMU: il comune può intervenire sulla scadenza

Per la nuova IMU il legislatore ammette la possibilità per i comuni di stabilire una scadenza di versamento diversa da quella prevista ex lege ma ciò solo con riferimento alla quota del tributo di propria competenza

di , pubblicato il
Per la nuova IMU il legislatore ammette la possibilità per i comuni di stabilire una scadenza di versamento diversa da quella prevista ex lege ma ciò solo con riferimento alla quota del tributo di propria competenza

In tempi di Coronavirus alcuni dubbi dei contribuenti riguardano anche le scadenze fiscali da rispettare. Alcune di esse sono state già prorogate per via delle misure contenute nel Decreto-legge n. 9/2020 e nel Decreto-legge n. 18/2020 mentre altre potrebbero essere oggetto di futura proroga per via degli sviluppi in merito all’emergenza che sta coinvolgendo l’intero territorio nazionale. Tra queste scadenze certamente vi rientra quella inerente il versamento della nuova IMU prevista dalla Legge di bilancio 2020, con cui, come ormai noto, il legislatore ha accorpato in quest’unico tributo la vecchia IMU (Imposta municipale unica) e la TASI (Tassa sui servizi indivisibili), lasciando inalterata la disciplina della TARI (Tassa sui rifiuti). Le tre menzionate imposte e tasse, si ricorda, costituivano la c.d. IUC (Imposta unica comunale) che, dunque, da quest’anno è abolita. La disciplina della nuova imposta locale sostanzialmente è identica alla vecchia IMU con qualche piccola differenza, e continua a determinarsi con le regola già in essere (non è cambiato il calcolo della base imponibile) e non sono modificati nemmeno i termini e le modalità di versamento (si versa in acconto e saldo). Ad ogni modo, per ora le proroghe e le sospensioni hanno riguardato adempimenti in scadenza nel periodo 8 marzo – 31 maggio, ma non è escluso che potrebbero essere estese anche a successivi adempimenti visto che lo stato di emergenza sanitaria è stato decretato fino al 31 luglio prossimo.

Scadenze e modalità di versamento

Come si evince dai commi 762 e successivi  della manovra di bilancio 2020, il versamento dell’imposta per l’anno in corso è effettuato in due rate, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre, ferma restando la facoltà del contribuente di provvedere al versamento dell’imposta complessivamente dovuta in un’unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 16 giugno. Solo per questo 2020 (quindi, in sede di prima applicazione dell’imposta), l’acconto di giugno sarà pari alla metà di quanto versato lo scorso anno (per IMU e TASI complessivamente), mentre per il versamento del saldo di dicembre, questo dovrà essere fatto a conguaglio sulla base delle aliquote 2020 risultanti dal prospetto pubblicato nel sito informatico del Dipartimento delle finanze alla data del 28 ottobre di ciascun anno. Per gli enti non commerciali, invece, le rate restano 3 (entro il 16 giugno verseranno il saldo 2019 ed il 1°’acconto 2020; ed entro il 16 dicembre verseranno il secondo acconto 2020), con eventuale compensazione dei crediti, allo stesso comune nei confronti del quale è scaturito il credito.

In merito alle modalità di versamento, si dispone l’utilizzo esclusivo del modello F24 (i codici tributo restano gli stessi di quelli già in vigore per la vecchia IMU) o del bollettino di conto corrente postale con esso compatibile, oppure la possibilità di utilizzare la piattaforma PagoPA.

Il tributo finisce nelle casse comunali

L’IMU resta un tributo destinato alle casse comunali e lo Stato lascia all’ente locale autonomia regolamentativa. Tuttavia, un discorso particolare occorre fare per i fabbricati strumentali classificati nella categoria catastale D e privi di rendita catastali interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati. Per essi, com’era in passato, è previsto che fino al momento della richiesta dell’attribuzione della rendita, il valore imponibile ai fini IMU è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione, sulla base delle scritture contabili, applicando specifici coefficienti previsti ed aggiornati di anno in anno con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze. Il legislatore riservava e continua a riservare alle casse dello Stato e non dei comuni il gettito dell’imposta derivante da tali immobili, calcolato ad aliquota dello 0,76%. Dunque, se ad esempio per tali fabbricati è stata fissata un’aliquota dello 0,10% e la base imponibile per l’IMU è di 1.000 euro, ne consegue che l’IMU complessiva dovuta sarà di 100 euro di cui 76 euro è destinata allo Stato e 24 euro al comune di ubicazione del fabbricato medesimo.

In sede di compilazione del Modello F24 per il pagamento, il contribuente, dovrà ricordarsi di fare questa distinzione essendo previsti due distinti codici tributo (ossia 3925 per la quota dello Stato e 3930 per la quota del Comune).

L’autonomia del comune

Nell’autonomia regolamentare data ai comuni, il legislatore ha anche previsto la possibilità di rivedere i termini di versamento dell’imposta. Infatti, rispetto, alla disciplina previgente, la manovra di bilancio 2020 ha introdotto norme specifiche in materia di riscossione del tributo e ciò in deroga alle norme generali sulla riscossione degli enti locali, ferma restando la potestà regolamentare dei comuni stessi prevista dall’art. 52 del D. Lgs. n. 446 del 1997. Nel dettaglio, con apposito regolamento adottato l’ente locale potrebbe:

  1. stabilire che si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un contitolare anche per conto degli altri;
  2. stabilire differimenti di termini per i versamenti, per situazioni particolari;
  3. prevedere il diritto al rimborso dell’imposta pagata per le aree successivamente divenute inedificabili, stabilendone termini, limiti temporali e condizioni, avuto anche riguardo alle modalità ed alla frequenza delle varianti apportate agli strumenti urbanistici;
  4. determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili, al fine della limitazione del potere di accertamento del comune qualora l’imposta sia stata versata sulla base di un valore non inferiore a quello predeterminato, secondo criteri improntati all’obiettivo di ridurre al massimo l’insorgenza di contenzioso;
  5. stabilire l’esenzione dell’immobile dato in comodato gratuito al comune o ad altro ente territoriale, o ad ente non commerciale, esclusivamente per l’esercizio dei rispettivi scopi istituzionali o statutari.

Con riferimento al punto 2), quindi, il comune potrebbe stabilire autonomamente una diversa scadenza dei versamenti dell’imposta ma ciò solo laddove sussistano situazioni particolari (che potrebbero essere, ad esempio, il decesso del contribuente, un’emergenza che ha colpito il territorio comunale, ecc.

). Nel corso di Telefisco 2020 (ossia il consueto appuntamento di inizio di anno tra Agenzia delle Entrate e stampa specializzata in cui sono affrontate le novità contenute nella Legge di bilancio), si è chiarito, tuttavia, che l’ente può si intervenire sul differimento della scadenza per il versamento ma solo per quella parte del tributo destinata alle proprie casse. Ne consegue che in merito ai fabbricati di categoria D menzionati in precedenza, il comune non ha alcuna autonomia decisoria per il versamento della quota destinata allo Stato (ossia quella contraddistinta con il codice tributo 3925 nel modello di versamento F24).

Argomenti: ,