News pensioni: primi accenni di riforma a settembre aspettando la Legge di Bilancio 2022

Riforma pensioni ancora al palo, ma qualcosa inizia a muoversi in attesa della legge di bilancio 2022. Cosa bolle in pentola.

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Caccia aperta alla pensione sicura con Quota 102, Opzione donna e Ape sociale

Regna ancora profonda incertezza sulla riforma pensioni. Il governo non l’ha manco inserita nel Def 2022 lasciando intendere che la cosa non è di prioritaria importanza e che c’è ancora tempo per discuterne.

Intanto, però, le trattative coi sindacati si sono interrotte per via della crisi ucraina. E per ora si naviga a vista in attesa della legge di bilancio 20220. Il rischio è che finisca come lo scorso anno con leggeri interventi dell’ultima ora che non cambiano l’assetto generale delle pensioni.

Riforma pensioni cosa bolle in pentola

Al moneto, quindi, ogni discussione lascia il tempo che trova e si prevede si possa cominciare a far sul serio solo dopo l’estate quando la legge di bilancio 2022 inizierà a prendere forma. Sul tappeto c’è tutta una serie di interventi da apportare.

Ma a frenare l’azione del governo sarà sicuramente l’impegno di spesa per il rinnovo delle pensioni dal prossimo anno. L’inflazione in forte aumento comporterà uno stanziamento di circa 10 miliardi di euro in più proprio al capitolo pensioni.

Sul piano prettamente tecnico e organizzativo, invece, la riforma Fornero che prevede in sostanza l’età della pensione agganciata alla speranza di vita, non dovrebbe essere toccata. Quindi la pensione di vecchiaia (oggi a 67 anni) o anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (12 mesi in meno per le donne) resteranno.

Il governo punta, invece, a modificare la legge nella parte in cui è concessa la pensione ai contributivi puri al raggiungimento dei 64 anni di età con almeno 20 anni di versamenti. A oggi ne hanno diritto solo coloro che possono beneficiare di una pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, circa 1.310 euro al mese.

Soglia che potrebbe scendere a 1,5-1,6  volte per ampliare la platea dei lavoratori. A quel punto, chi lo desidera, potrà andare in pensione a 64 anni a patto che i contributi versati nel sistema retributivo siano migrati a quello contributivo.

Capitolo donne e giovani lavoratori

Altro tema caldo su cui parti sociali ed esecuto convergono è fornire maggiori garanzie a donne giovani lavoratori. Riguardo alle prime, pare che Opzione Donna possa essere prorogata anche nel 2023 e forse diventare strutturale, come auspica il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Per i giovani, invece, bisogna assolutamente trovare una soluzione per garantire loro una pensione minimi dignitosa. Il sistema di calcolo contributivo non prevede infatti l’integrazione al trattamento minimo di pensione. Il che porta di conseguenza al venir meno di quella rete di protezione sociale che eviti lo scivolamento verso la povertà.

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