Nessuna causa di forza maggiore per i commercialisti in quarantena. “Inaccettabile situazione di disparità di trattamento”

Il professionista che non può lavorare causa Covid-19 non può invocare la causa di forza maggiore laddove per tale motivo non possa eseguire gli adempimenti di cui è incaricato dai propri clienti.

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Il professionista che non può lavorare causa Covid-19 non può invocare la causa di forza maggiore laddove per tale motivo non possa eseguire gli adempimenti di cui è incaricato dai propri clienti.

Il Consiglio Nazionale dei commercialisti, lo scorso 12 novembre aveva chiesto alle istituzioni di promozione l’emendamento al Dl Ristori a firma Conzatti – Comincini.

Si tratta della sospensione per 30 giorni dei termini per gli adempimenti tributari, previdenziali e assistenziali, nonché per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili, penali, amministrativi, contabili e tributari, che scadono nei trenta giorni successivi all’inizio di una malattia conclamata da Covid 19 o di una quarantena fiduciaria o di un isolamento obbligatorio, naturalmente sia per quanto riguardante il professionista sia per quanto di interesse dei sui clienti.

Nei giorni scorsi, in merito alla questione, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una nota di risposta sicuramente non apprezzata.

Per l’Ade il professionista che non può lavorare causa Covid-19 non può invocare la causa di forza maggiore laddove per tale motivo non possa eseguire gli adempimenti di cui è incaricato dai propri clienti.

Leggi: Per il commercialista in quarantena non c’è “causa di forza maggiore”.

Una inaccettabile situazione di disparità

“La Nota della Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate, con riferimento al caso della quarantena di un lavoratore autonomo che svolga l’attività di intermediario fiscale, con la quale non si è ritenuto possibile sospendere o differire i termini degli adempimenti tributari in assenza di una specifica norma in tal senso, mette sotto gli occhi di tutti una inaccettabile situazione di disparità di trattamento patita dai professionisti. Una situazione che denunciamo da tempo. Ora bisogna attivarsi tutti perché le proposte presentate in Parlamento per risolvere questo annoso problema vengano al più presto approvate”.

È quanto afferma in una informativa inviata agli Ordini territoriali della sua categoria dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani.

È evidente, spiega il numero uno dei commercialisti, l’esigenza di tutelare in modo sistematico, in questo periodo di emergenza sanitaria, lo svolgimento delle attività professionali.

Miani, dunque, invita i presidenti degli Ordini territoriali della categoria, a rappresentare e sostenere l’emendamento Conzatti-Comincini presso i Senatori e i Deputati della loro area territoriale “al fine di favorirne l’accoglimento”.

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