Naspi 2015: penalizzazioni negli importi con il nuovo sussidio

Naspi 2015: non solo ritardi. Importi e durata della prestazione sono penalizzanti per molte categorie di aventi diritto rispetto al vecchio sussidio di disoccupazione

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Naspi 2015: non solo ritardi. Importi e durata della prestazione sono penalizzanti per molte categorie di aventi diritto rispetto al vecchio sussidio di disoccupazione

Doveva essere la punta di diamante della riforma del governo Renzi e invece la Naspi 2015, che sulla carta avrebbe dovuto allargare le tutele di chi resta senza lavoro, sta presentando diversi problemi e suscitando perplessità e critiche da più fronti. In questi giorni le attenzioni si concentrano sull’attuazione e, più nello specifico, sui tempi di riconoscimento del nuovo sussidio di disoccupazione e sui ritardi lamentati da molti richiedenti, alcuni dei quali dovranno attendere fino a settembre prima di ricevere la Naspi. Ma il problema concerne in realtà anche la Naspi stessa e gli importi previsti.

Naspi 2015: se il sussidio di disoccupazione non basta

Stando alla denuncia fatta da Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, oltre 300.000 persone con la Naspi 2015 avranno un sussidio dimezzato e più breve rispetto alla vecchia indennità di disoccupazione (Aspi) e con versamenti previdenziali inferiori. Nella nota di Loy si legge anche che “questo buco colpirà i cosiddetti lavoratori stagionali che operano in settori chiave della nostra economia: alimentare, turismo, servizi, trasporto”. Queste quindi le categorie professionali più penalizzate dalla Naspi 2015. Ulteriore effetto penalizzante del nuovo sussidio di disoccupazione riguarda la discontinuità contributiva che porta a prospettare una “futura pensione irrisoria”. Lo scenario futuro quindi non è più roseo di quello presente per i disoccupati di oggi. Cosa aspettarsi dal governo? Il pessimismo sembra prendere il sopravvento: “il governo aveva promesso da mesi di mettere le toppe a questo buco, sia con il prossimo decreto di riordino della cassa integrazione sia, soprattutto, con una circolare dell’Inps di cui si sono perse le tracce”, insiste il segretario confederale Uil puntando il dito anche contro gli inspiegabili e ulteriormente penalizzanti ritardi dell’Inps nei pagamenti.

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