Naspi 2015: dimissioni e contributi figurativi | Circolare INPS?

NASpI 2015 Inps: quando si può chiedere la disoccupazione in caso di dimissioni? Come si calcolano le 13 settimane di contributi? Le 30 giornate lavorative quando vanno ricercate? Arrivano i chiarimenti dell'INPS con la circolare del 12 maggio 2015.

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NASpI 2015 Inps: quando si può chiedere la disoccupazione in caso di dimissioni? Come si calcolano le 13 settimane di contributi? Le 30 giornate lavorative quando vanno ricercate? Arrivano i chiarimenti dell'INPS con la circolare del 12 maggio 2015.

Con la circolare dell’Inps numero 94 del 12 maggio 2015 si chiarisce la disciplina della NASpI, la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego e si eliminano i dubbi su come chiedere l’indennità di disoccupazione 2015. Le disposizioni, le cui nuove norme sono state dettate dal decreto legislativo numero 22 del 4 maro 2015 pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 54 del 6 marzo 2015, istituiscono a partire dagli eventi di disoccupazione decorrere dal 1 maggio 2015, una indennità di disoccupazione denominata NASpI per fornire una tutela di sostegno al reddito dei lavoratori che abbiano perduto involontariamente l’impiego. La NASpI, come largamente annunciato, va a sostituire l’ASpI e la mini ASpI per tutti gli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1 maggio 2015 in poi.  

NASpI: destinatari

I destinatari della NASpI sono i lavoratori dipendenti ivi compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, nonché il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato. Sono esclusi dai benefici della NASpI i dipendenti tempo indeterminato delle Pa, gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato. Per i lavoratori co.co.co e co.co.pro. si applica, invece, una tutela specifica denominata DIS-COLL, introdotta nel 2015.    

NASpI: requisiti e chiarimenti

La NASpI è riconosciuta ai lavoratori che possano presentare congiuntamente i presenti requisiti:

  1. siano in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e successive modificazioni;
  2.  possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
  3. possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

 

Stato di disoccupazione

L’Inps con la circolare del 12 maggio chiarisce i punti richiesti per i requisiti spiegando che per quanto riguarda lo stato di disoccupazione, esso deve essere involontario. Sono esclusi dalla NASpI i lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato in seguito di dimissioni e con risoluzione consensuale. In caso di dimissioni la NASpI è riconosciuta soltanto se esse avvengano o durante il periodo di maternità (da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio) o per giusta causa e motivate in uno dei seguenti modi:

  • dal mancato pagamento della retribuzione;
  • dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
  • dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
  • dal c.d. mobbing;
  • dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda (art.2112 co.4 codice civile);
  • dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” previste dall’art. 2103 codice civile;
  • dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

  Per quanto riguarda invece la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro essa non impedisce la fruizione della NASpI quando sia intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione da tenersi presso la Direzione Territoriale del Lavoro.  

13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la disoccupazione

Per concorrere al raggiungimento delle 13 settimane di contribuzione richieste sono valide tutte le settimane retribuite a patto che la retribuzione non sia inferiore ai minimali settimanali. La contribuzione utile riguarda anche quella dovuta ma non versata e al perfezionamento del requisito si considerano utili i seguenti contributi e i seguenti periodi lavorativi:    

  •  i contributi previdenziali, comprensivi di quota DS e ASpI versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione ed i periodi di congedo parentale purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  • i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Non sono considerati utili :

  • i periodi lavorati all’Estero in Stati che non hanno accordi bilaterali con l’Italia
  •  periodi coperti da contribuzione figurativa quali malattia, infortunio sul lavoro, cassa integrazione ordinaria e straordinaria a zero ore, assenze per permessi e congedi

 

30 giornate di lavoro effettivo

Le giornate di lavoro effettivo sono quelle di effettiva presenza sul lavoro indipendentemente dalla loro durata oraria indicate nel flusso mensile UNIEMENS. Ampliano il periodo in cui ricercare le 30 giornate lavorative nei 12 mesi che precedono l’inizio della disoccupazione i seguenti eventi:

  •  malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore;
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità.
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