Movimento 5 Stelle, primo partito: tasse tra riforma fiscale e bufale

Movimento 5 Stelle primo partito: ecco i dati aggiornati dello spoglio e le previsioni su tasse tra riforma fiscale e bufale.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Movimento 5 Stelle primo partito: ecco i dati aggiornati dello spoglio e le previsioni su tasse tra riforma fiscale e bufale.

Movimento 5 Stelle primo partito in Italia, ma senza maggioranza. Cosa succederà ora sul fronte tasse? Quali sono i punti cardine della riforma fiscale dei grillini e perché l’opposizione li accusa di voler favorire gli evasori e aumentare le tasse? Nella sezione politica abbiamo commentato ampiamente la campagna elettorale e lo spoglio che vede il Movimento 5 Stelle primo partito in Italia con circa il 33% dei consensi. Che cosa succederà ora? Politicamente la situazione presenta dei nodi da sciogliere: rifiutando le alleanze il Movimento 5 Stelle non ottiene la maggioranza. Sul fronte delle coalizioni infatti la maggioranza appartiene al centro destra (con la Lega che supera Forza Italia). E abbiamo anche visto quali saranno verosimilmente gli effetti dei risultati delle elezioni politiche sui mercati finanziari. Ma in questa sede ci concentriamo sulle prossime novità sul fronte fiscale: qual è il programma del Movimento 5 Stelle e in che modo ne saranno coinvolti i contribuenti? Gli elettori del M5S probabilmente sono già informati sul punto ma, con la conferma del Movimento 5 Stelle primo partito in Italia, forse è tempo che anche chi appoggia altri partiti abbia consapevolezza della riforma fiscale grillina.

Riforma fiscale: il programma del Movimento 5 Stelle

La riforma fiscale 5 Stelle prevede un sistema di tassazione rimodulato su scaglioni di reddito con l’introduzione di tre aliquote possibili: 23% per chi ha un reddito annuo tra 10mila e 28mila euro, 37% tra 28mila e 100mila euro, e 42% sopra i 100mila euro. Sotto i 10 mila euro le tasse non si pagano (“no tax area”). Alcune misure specifiche e agevolazioni fiscali (dagli sconti sui pannolini al bonus nido e baby sitter) sono riservati alle famiglie con redditi bassi. Per quanto riguarda la copertura economica, la riforma fiscale a 5 Stelle si caratterizza per costi contenuti stimati in meno di 5 miliardi l’anno.

Riforma fiscale 5 stelle: le due bufale sul programma del Movimento

Questo dunque il programma scritto del Movimento 5 Stelle sul fronte fiscale. Ma non mancano storpiature e bufale. Di seguito (spiegate) le due più ricorrenti.

“Con il Movimento al governo tasse alle stelle”

Il centro destra ha accusato il Movimento 5 Stelle di voler aumentare le tasse sulla casa, in particolare sulla prima abitazione. Nei giorni scorsi però il candidato premier 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha smentito i rumors: nel programma di riforma fiscale a 5 Stelle non è prevista nessuna patrimoniale sulla prima casa.

“Con il Movimento vita a 5 stelle per gli evasori fiscali”

Analizzando i programmi dei partiti candidati alle elezioni politiche 2018, alcuni politologi hanno sottolineato come sulla lotta all’evasione fiscale le intenzioni fossero vaghe o appena abbozzate. Un atteggiamento inaspettato soprattutto per il Movimento 5 Stelle che, della lotta alla disonestà e alla corruzione, ha fatto uno dei suoi principali cavalli di battaglia. A dare adito alla polemica sono state alcune dichiarazioni di Alessandro Di Battista, poi prontamente chiarite dallo stesso, sulla lotta ai grandi evasori senza accanimento contro i contribuenti schiacciati dal peso delle tasse. Dibba proponeva quindi una sorta di sanatoria per “l’evasione di necessità”. Ma Di Maio in conferenza stampa a Milano ha avuto modo e occasione di chiarire più nel dettaglio le intenzioni del Movimento 5 Stelle al governo su questo punto: “proponiamo l’abolizione dello spesometro, uno strumento inutile”. Il candidato premier 5 stelle ha preso un impegno con le piccole medio imprese per l’abolizione di redditometro, spesometro e split payment: “già lo so che i miei avversari diranno che con queste proposte noi vogliamo favorire l’evasione fiscale, io invece dico e mi assumo la responsabilità di dire che è semplificando che aumenta il gettito fiscale dello Stato ed è semplificando che ridurremo la pressione fiscale, togliendo oneri burocratici”.
In altre parole, lotta all’evasione fiscale si ma con strumenti equi e selezionando i contribuenti da controllare, distinguendoli da quelli che, per far fronte alla pressione fiscale, fanno alcune operazioni in nero: “non è un modello di lotta all’evasione lo spesometro, non è un modello di lotta all’evasione lo split payment, il redditometro né l’Agenzia delle entrate e riscossione. Questi per noi – ribadisce – non sono modelli di lotta, insieme agli studi di settore: per questo noi oggi proponiamo sin da adesso e prendiamo un impegno per l’abolizione di questi strumenti”.

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Argomenti: News Fisco, Elezioni e Referendum