Minimali e massimali contributivi Inps 2021

Aggiornati i minimali e massimali contributivi per il 2021. Tutti i dettagli contenuti nella recente circolare pubblicata dall’Inps.

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Aggiornati i minimali e massimali contributivi per il 2021. Tutti i dettagli contenuti nella recente circolare pubblicata dall’Inps.

Come ogni anno, l’Inps ha aggiornato i minimali e massimali contributivi per la pensione. Si tratta di valori che consentono il calcolo di tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza ed assistenza sociale per la generalità dei lavoratori dipendenti.

Per il 2021 non ci sono variazioni dei minimali e massimali contributivi da prendere in considerazione rispetto allo scorso anno perché l’inflazione è risultata negativa. Gli importi pertanto non saranno rivalutati, come previsto per legge.

Minimali e massimali contributivi 2021

Nel dettaglio, i nuovi minimali e massimali sono riportati dalla recente circolare Inps numero 10 del 29 gennaio 2021. In essa si ricorda che per la generalità dei lavoratori la contribuzione previdenziale e assistenziale non può essere calcolata su imponibili giornalieri inferiori a quelli stabiliti dalla legge.

Più precisamente, la retribuzione da assumere ai fini contributivi deve essere determinata nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di retribuzione minima imponibile (minimo contrattuale) e di minimale di retribuzione giornaliera stabilito dalla legge.

Per la generalità dei lavoratori il minimale retributivo per il 2021 il minimale giornaliero da assoggettare a contributi è pari a 48,98 euro. Cioè il 9,5% di 515,58 euro che rappresenta il minimo di pensione nel Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (FPLD). Ne deriva che lo stipendio minimo contributivo mensile non può essere inferiore a 1.273,48 euro. 

Il lavoratore part-time, minimali e massimali

La legge stabilisce minimali e massimali contributivi anche per i lavoratori part-time. In questi casi, si fa riferimento al minimale giornaliero di 48,98 euro rapportandolo alle ore di lavoro effettivamente svolte durante la settimana. Il risultato si ottiene dividendo l’importo per il numero delle ore di orario normale settimanale stabilito dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno.

6 giorni nel settore privato e 5 nel settore pubblico.

In linea generale – spiega l’Inps – nell’ipotesi di orario di 40 ore settimanali (lavoratori privati), il procedimento del calcolo per determinare la retribuzione minima oraria è il seguente:

  • 48,98 euro x 6 /40 = 7,35 euro

Qualora, invece, l’orario normale sia di 36 ore settimanali (lavoratori pubblici), articolate su cinque giorni, il procedimento del calcolo è il seguente:

  • 48,98 euro x 5 /36 = 6,80 euro

Accredito di una settimana

Anche nel 2021 il limite l’accredito completo dei contributi obbligatori e figurativi settimanali è fissato nella misura del 40% del trattamento minimo di pensione. Non essendo cambiato nulla rispetto al 2020, tale importo è pari a 206,23 euro a settimana per un totale di 10.724 euro l’anno.

Questo minimale, che si aggiunge a quelli indicati ai due punti precedenti, si applica per tutti i lavoratori, in particolare per quelli a tempo parziale. In caso di retribuzioni annue inferiori a 10.724, l’Inps ridurrà gli accrediti settimanali in misura proporzionale. Ne deriva una penalizzazione per il lavoratore che si ritroverà una anzianità contributiva ridotta rispetto alle 52 settimane annue.

Massimale contributivo

Parimenti, l’Inps stabilisce anche il valore del massimale contributivo e pensionabile per il 2021. Per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, la retribuzione massima oltre la quale non sono tenuti a versare contributi ammonta a 103.055 euro all’anno.

Fanno eccezione i direttori generali, i direttori amministrativi e i direttori sanitari delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere. Per costoro il massimale contributivo è elevato a 187.854 euro.

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