Pensione militari: arriva prima se si va in missione

Le pensioni dei militari maturano prima se si va in missione all’estero o sulle navi. Come funzionano le maggiorazioni contributive.

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Le pensioni dei militari maturano prima se si va in missione all’estero o sulle navi. Come funzionano le maggiorazioni contributive.

Le pensioni militari arrivano prima se si va in missione all’estero. Grazie al meccanismo della maggiorazioni convenzionali, il personale appartenente alle forze armate e ai vigili del fuoco matura il diritto al pensionamento anticipato rispetto ai requisiti ordinari previsti per la pensione di vecchiaia.

C’è da dire che le maggiorazioni convenzionali non riguardano soli i militari appartenenti alle forze armate. Sono previste anche per tutti coloro che risultano iscritti alla CTPS (Cassa Trattamenti Pensionistici Dipendenti dello Stato). Rientrano fra questi anche i dipendenti di ambasciate, consolati, docenti di ruolo e tutto quel personale statale che per un motivo o per un altro è destinato a svolgere il proprio lavoro all’estero e in zone disagiate.

Le pensioni militari, quando maturano

Ma torniamo ai militari per i quali la pensione, in deroga alle regole della riforma Fornero, è prevista al raggiungimento dell’età ordinamentale di 60 anni per la generalità dei sottufficiali. Per i graduati, in base al ruolo ricoperto, l’età anagrafica sale in proporzione di 1 anno per ogni grado. E’ poi prevista la pensione di anzianità al raggiungimento dei 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica. O con 35 anni di contributi e 58 anni di età.

Le maggiorazioni contributive

Grazie alle maggiorazioni contributive per i periodi di servizio prestati all’estero o in particolari condizioni disagio riconosciuti dalla legge, i militari possono andare in pensione anche prima. Sono infatti riconosciuti maggiori periodi  di lavoro e di contribuzione che permettono al lavoratore di lasciare il servizio qualche anno prima. E’ il caso del servizio prestato o bordo di navi militari da personale dell’Esercito e dell’Aeronautica. Per i quali viene riconosciuto un bonus contributivo di 6 mesi ogni 12 di servizio.

Ma soprattutto è il caso dei militari inviati all’estero per missioni di pace in territori disagiati o ad alto rischio. Per costoro quali viene riconosciuta una maggiorazione contributiva di 8 mesi ogni 12 di servizio.

4 mesi di lavoro in più ogni 12 di servizio

Per i carabinieri, i finanzieri, i poliziotti, i vigili del fuoco e i militari della marina che si imbarcano prestando servizio al di fuori delle acque territoriali (si pensi ai servizi per il contrasto all’immigrazione illegale) sono previste maggiorazioni contributive pari a 4 mesi ogni 12. Sono previste altre maggiorazioni contributive minori, come indicato nel Dpr 1092 del 1973.

I lavoratori del comparto sicurezza possono così accedere al pensionamento di vecchiaia con limiti di età inferiori rispetto al resto del personale dipendente dello Stato. Si tratta di personale dell’Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo nazionale dei vigili e Corpo Forestale dello Stato. In ogni caso, le maggiorazioni contributive convenzionali sono limitate a massimo 5 anni e, dal 2012, valgono solo per il diritto e non anche per la misura.

Ne deriva che il personale militare e appartenente alle forze armate e del comparto sicurezza matura il diritto alla pensione prima rispetto ai 60 anni previsti per l’età anagrafica ordinamentale. Lo sconto può arrivare fino a 5 anni per coloro che si sono arruolati dopo il 1988. Ma può essere superiore per coloro che hanno preso servizio prima di tale data.

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