Mensa scolastica obbligatoria: non si potrà più portare il panino da casa

La mensa scolastica diventa obbligatoria: addio alla possibilità di portare il panino da casa. Scoppiano le polemiche dei genitori che sostengono il pranzo fai da te.

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La mensa scolastica diventa obbligatoria: addio alla possibilità di portare il panino da casa. Scoppiano le polemiche dei genitori che sostengono il pranzo fai da te.

Torniamo a parlare di mensa scolastica: argomento spinoso che più volte ha suscitato polemiche e alzato polveroni. Questa volta la “pietra dello scandalo” è una proposta di legge che punta a proibire il pranzo fai da te, ovvero il classico panino portato da casa, rendendo la mensa obbligatoria per tutti.

Al centro del dibattito in Senato c’è la ristorazione collettiva in senso lato, quindi non solo mensa scolastica ma anche quella negli ospedali.

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Tra i genitori che preferiscono portare il pranzo da casa per i figli c’è malcontento: non è una questione di poco conto se si pensa che sul piatto della bilancia c’è un servizio che vale circa 5 milioni di euro. Ma i promotori sostengono che la ratio della legge sia in primis quella di porre un freno al caos nelle scuole ma anche situazioni di diseguaglianza, ghettizzazione e problemi igienico-sanitari.

Mensa scolastica, il diritto al panino da casa: i precedenti

Circa un anno fa una sentenza di Torino aveva aperto una breccia nella possibilità di portare il pranzo da casa. Il disegno di legge allo studio era di imporre un passo indietro rispetto a questa decisione. Sabina Calogero di Rete mensa, punta il dito contro la strategia del “colpo di spugna” con cui si cancella quanto fatto stravolgendo le regole.

La questione sembrerebbe più che altro economica: a Torino, città in prima fila nella protesta, sono meno di 6 mila su 30 mila i genitori che preferiscono portare il pranzo da casa per questioni personali o di scelte alimentari basate sulla qualità e, probabilmente, continuerebbero a farlo perché non diventerà vietato solo che sarà imposto il pagamento del servizio mensa anche a chi non usufruisce del servizio.

In alternativa, si studiano soluzioni di emergenza: alcuni genitori hanno minacciato il cambio sezione perché, spostando i figli al tempo normale da quello pieno sarà possibile riportarli a casa per pranzo.

Quello che si contesta è la coercizione perché non si ha voce in capitolo nella scelta dell’azienda di somministrazione del servizio di mensa scolastica.

Sulla questione hanno espresso la loro opinione anche i presidi: Lorenza Patriarca, dirigente del comprensivo Tommaseo e rappresentante dei presidi Uil scuola, ha ribadito il “valore educativo della mensa” e propone di trattare il servizio mensa alla stregua di quello di “fornitura dei libri di testo alle elementari, gratuita o quasi, al pari di un servizio pubblico essenziale”.

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