Meno tasse sulla seconda casa e sblocco degli sfratti: basta pagare il prezzo del Covid

I proprietari delle seconde case continuano a pa

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Tra coloro che stanno pagando di più il prezzo del Covid ci sono i proprietari di seconde case. Di loro si parla poco perché nell’immaginario collettivo sono i “ricchi”. Ma se andiamo a vedere chi possiede una seconda casa ci rendiamo conto che è un target molto vario.

Chi ha una seconda casa è ricco?

Quelli che una volta a Roma venivano chiamati i “palazzinari” sono una categoria ormai residua. Nella maggior parte dei casi si tratta oggi di piccoli risparmiatori che hanno investito nel mattone o che a fatica, tra costi e tasse sulla seconda casa, mantengono un immobile ereditato grazie all’affitto. Dunque, pur nella convinzione che in generale non vi sia da “colpevolizzare” o “condannare” la ricchezza, questa visione anacronistica sembrerebbe oggi superata. Peraltro la pandemia ha pesantemente aggravato la situazione economica di questa categoria, compromettendone le tutele. Da un lato molte città universitarie si sono svuotate: studenti fuori sede sono tornati dai genitori lasciando le case o le stanze in affitto. Idem per chi lavora in smart working. Nella “migliore delle ipotesi” inquilino e proprietario sono giunti ad un accordo per abbassare il canone di locazione sperando in questo modo di superare l’emergenza che, nel frattempo, si protrae da mesi. Senza contare chi aveva semplicemente una piccola seconda casa al paese fuori Comune o Regione e che, con le nuove restrizioni, non ha potuto neanche usufruire di persona.

 

Quello che invece non è sceso sono le tasse sulle seconde case e eventuali rate del mutuo che restano dovute. Non solo Imu, Tasi e Tari: anche le imposte sulla locazione restano invariate e ancorate al vecchio canone se il contratto non è stato formalmente modificato anche all’Agenzia delle Entrate.

Dunque in rapporto la percentuale corrisposta è più alta. Con buona pace di chi sperava che la situazione di emergenza si risolvesse in poche settimane.

Meno tasse sulle seconde case e sblocco degli sfratti: le richieste di Confedilizia

A ciò si aggiunga la misura che, nell’apice della pandemia, ha bloccato gli sfratti per tutelare, giustamente, lavoratori e famiglie in difficoltà che non riuscivano a pagare l’affitto. Solo che il prezzo di questa situazione non è stato coperto dallo Stato, come ci si aspetterebbe in un sistema di welfare, ma completamente addebitato ai proprietari, lasciati senza entrate e con le stesse incombenze fiscali ma con meno tutele.

In questo scenario è intervenuto Giorgio Spaziani Testa,presidente di Confedilizia, richiedendo la rimozione degli sfratti e la rimodulazione delle tasse sulle seconde case. Spaziani ha portato alla luce un’altra criticità: morosità e insoluti in alcuni casi risalgono ad un periodo antecedente al primo lockdown, ormai quasi un anno fa. Eppure, nella fretta dei provvedimenti d’urgenza, sono finiti nel calderone tutti. A Italpress ha infatti spiegato

“Nell’immaginario c’é la solita frase “non mandiamo per strada le persone”, ma se si va a vedere di cosa si tratta si capisce che sono 16 mesi di impossibilitá di applicare delle sentenze. Si tratta di situazioni precedenti al Covid quindi parliamo di tempi lunghissimi, la conseguenza é che ci sono beni indisponibili e costituzionalmente é inaccettabile, l’impossibilitá di trarre un reddito e addirittura la necessitá di pagare le spese condominiali oltre all’Imu”.

Come dovrebbero ripartire gli sfratti nel 2021

Più nel dettaglio la proposta di sbloccare gli sfratti, che non vuole essere una “macelleria sociale” all’insegna del “chi non è in regola con l’affitto sia buttato fuori casa”. Occorre però quantomeno analizzare le situazioni nella loro specificità perché ci sono insoluti molto diversi tra di loro e non tutti sarebbero degni della stessa tutela. Lo Stato dovrebbe farsi carico di sostenere anche i proprietari di seconde case che non ricevono l’affitto da mesi e non possono procedere con lo sfratto.

Tassazione sulle seconde case: proposta di riduzione

Parallelamente bisognerebbe agire a livello fiscale abbandonando il luogo comune per cui seconda casa significa lusso.

“Passare dai 9 miliardi dell’Ici del 2011 ai 22 miliardi dell’Imu di questi anni non ha solo comportato un peso solo sui proprietari ma sull’intera economia, persino sulle garanzie delle banche ed effetti a catena sui consumi. Tassiamoli meno e vedremo effetti positivi anche sull’economia”.

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