Manovra finanziaria 2011: tassa trading speculativo banche preoccupa traders

Nella manovra è prevista l'introduzione di una tassa del 35% sull'attività da trading delle banche italiane. Borsa Italiane, Sim e banche protestano.

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Nella manovra è prevista l'introduzione di una tassa del 35% sull'attività da trading delle banche italiane. Borsa Italiane, Sim e banche protestano.

Tassa trading

Ieri pomeriggio è stata diffusa la notizia sull’intenzione del governo di introdurre nella manovra finanziaria 2011, una tassa sul trading speculativo delle banche. Cerchiamo con questo pezzo di approfondimento di scendere nel dettaglio e capire da dove nasca, e cosa possa provocare, l’eventuale introduzione di una simile tassa che va a colpire le transazioni finanziarie.

Manovra finanziaria 2011

La maxi manovra che il governo si appresta a varare è una sorta di manovra di emergenza. L’ammontare complessivo della manovra, la consistenza dei tagli e la sforbiciata su alcuni (ma limitati) privilegi del mondo politico, sono la dimostrazione evidente che il governo è a caccia di risorse. Secondo alcune fonti il ministro Tremonti sarebbe addirittura a “caccia disperata” di risorse per evitare un downgrade dell’Italia, un’ipotesi quest’ultima tutt’altro che remota, visti e considerati i recenti giudizi di Moody’s e di Standard and Poor’s.

Tassazione trading banche

In questo contesto va letta la parte della manovra che prevede l’introduzione di una tassa del 35% sulle attività di trading speculativo svolte dalle banche nonchè un’imposta di bollo nella misura dello 0,15% sul capitale investito. Come si è già detto ieri provvedimento non riguarda attività relative a BOT. L’adozione di questo provvedimento dovrebbe consentire un prelievo di 1 mld nel 2011 e di 3 mld nel 2013.

Le reazioni dei traders

Quando si parla di reazioni ad un provvedimento il rischio è quello di cadere sempre nel soggettivo. Ossia si ha, soprattutto in Italia, la pretesa di fare un’analisi causa-effetto avendo come punto di vista unicamente il proprio interesse, dimenticando che esiste anche un interesse nazionale che dovrebbe significare piccoli sacrifici per tutti. Così, mentre la prima analisi degli analisti sugli effetti che la tassazione dell’attività da trading speculativo delle banche italiane è stata decisamente morbida, questa mattina hanno preso la parola i  diretti interessati e il tono delle preoccupazioni è decisamente mutato. Si è infatti passati da giudizi comunque negativi ma non allarmisti considerata la scarsa portata dell’attività da trading delle banche italiane, a pareri molto più pesanti.

I traders, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, minacciano di ritirarsi dall’attività poichè il trading diverrebbe oneroso, in quanto  si basa su piccoli margini e costi minimi. Se le paure dei traders sembrano comprensibili, diverso è il discorso per quelle degli istituti bancari che questa mattina hanno addirittura parlato di rischio chiusura filiali, lasciando intendere che l’introduzione di una tassa del 35% sull’attività da trading speculativo delle banche alla fine sarà pagata dai semplici addetti allo sportello. Borsa Italiana dal canto suo si è mantenuta più cauta affermando che la tassazione dell’attività da trading speculativo delle banche “potrebbe avere” una riduzione dei volumi di scambio. Per finire, le Sim, sono preoccupate che un’intero settore di attività possa scomparire, a seguito dell’introduzione di questa tassa.

Pur nella sfumature di tono, il giudizio di Sim, Borsa Italiana, banche e traders sembra abbastanza duro. Difficile stabilire quanto tali giudizi possano corrispondere a relatà e quanto possano invece essere solo strumento di pressione per fare paura e ottenere una retromarcia sul provvedimento. In termini generali però si può dire che è abbastanza chiaro che un simile provvedimento possa spostare investimenti all’estero. Ma è altrettanto chiaro che tutta questa capacità dell’Italia di attrarre investimenti non esiste da tempo come pure, per restare nello specifico del provvedimento contenuto nella manovra finanziaria 2011, è chiaro che l’attività da trading speculativo delle banche sia, come hanno affermato ieri sera alcuni analisti, ridotta quasi all’osso oramai da tempo.

Tassazione finanza speculativa

Si cadrebbe in errore, per finire, se si ritenesse che la tassazione sul trading delle banche sia una sorta di fulmine a ciel sereno. Se spostiamo infatti lo sguardo all’Unione Europea, non possiamo non notare la recente decisione dell’Unione Europea di proporre l’introduzione della Tobin Tax, ossia una tassa sulle transazioni finanziarie che dovrebbe portare nelle casse europee 50 mld di euro all’anno. Insomma la tassazione della finanza speculativa sembra essere diventata un segno caratteristico delle politiche finanziarie del Vecchio Continente.

La cattiva reputazione di banche e finanza

L’introduzione di una tassazione al 35% sull’attività da trading delle banche, preoccupa giustamente, i tanti traders italiani (alcuni traders per passione) che vedrebbero fortemente erosi guadagni molto volatili e con margini incerti. La discussione su tale provvedimento non può, secondo noi, esimersi dal considerare il contesto generale da cui tutto è scaturito. Le discussioni infatti contro la finanza speculativa non sono nate in qualche stanza di qualche palazzo ma dalla cattiva reputazione che finanza e banche sono riuscite a guadagnarsi negli ultimi anni. Parlandoci chiaro: l’Europeo medio e soprattutto l’Italiano medio vedono la finanza, le banche e la politica come la causa della crisi economica attuale e come l’esempio evidente di chi dopo aver guadagnato getta la crisi sulle spalle dei semplici lavoratori. Non è nostra intenzione scendere nel dettaglio, ma è evidente che la speculazione dei grossi centri bancari e finanziari vada in qualche modo colpita, mentre le attività dei tantissimi traders italiani debbano essere tutelate.

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