La manovra di bilancio 2021 spazza via l’imposta sul money transfer

Nemmeno il tempo di entrare in campo e sparisce già l’imposta sui trasferimenti di denaro all’estero (money transfer)

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Nemmeno il tempo di entrare in campo e sparisce già l’imposta sui trasferimenti di denaro all’estero (money transfer)

Abolizione dell’imposta sui trasferimenti di denaro all’estero effettuati per mezzo degli istituti di pagamento cd. money transfer.

Si tratta di una delle novità contenute nella Legge di bilancio 2021, il cui testo è passato in questi giorni all’esame di Camera e Senato.

Cos’è l’imposta sul money transfer

L’imposta è stata istituita, dal 1° gennaio 2019, con l’art. 25-novies del decreto legge 119 del 2018 e riguarda i trasferimenti di denaro effettuati verso Paesi non appartenenti all’Unione europea, dagli istituti di pagamento che offrono il servizio di rimessa di somme di denaro (ne sono esclusi i trasferimenti di denaro fatti a fronte di transazioni commerciali).

Il tributo, dunque, riguarda, i trasferimenti effettuati dagli istituti di pagamento che offrono il servizio di rimessa di somme di denaro.

E’ pari all’1,5% del valore di ogni singola operazione effettuata, a partire da un importo minimo di 10 euro.

Imposta sul money transfer: perché abrogarla?

Il MEF (MInistero dell’Economia e Finanze), d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, sentita la Banca d’Italia era tenuto ad emanare uno o più provvedimenti per determinare le modalità di riscossione e di versamento dell’imposta in commento.

E’ proprio il ritardo nell’emanazione di questi provvedimenti, in aggiunta all’assenza di un apparato sanzionatorio ad hoc ed il fatto che l’imposta rappresenta un contrasto al principio comunitario della libera circolazione dei capitali, che stanno inducendo il nostro legislatore alla sua abolizione.

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