Manovra anticrisi 2011: su pensioni e contributo solidarietà sono ancora polemiche

Dibattito sempre aperto sul decreto anticrisi 2011: in forse anche l'abolizione delle 34 province individuate?

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Dibattito sempre aperto sul decreto anticrisi 2011: in forse anche l'abolizione delle 34 province individuate?

Manovra anticrisi 2011

Ritorniamo ancora sulla recente manovra di ferragosto e sui prevedibili strascichi, polemici e non, che la stessa ha lasciato e continua a lasciare. Infatti da quando il decreto legge è stato depositato in parlamento per intraprendere l’iter di conversione sono iniziati i confronti per stabilire se ci sia la possibilità di modificare il disposto legislativo.

Tagli pensioni 2011  – Particolarmente sentito è il nodo che riguarda interventi in campo previdenziale.

In particolare è calato nel ruolo del paladino , difensore dei pensionati, il leader della Lega Umberto Bossi. Sin dall’ inizio il veto di Bossi su manovre che aggravino il carico fiscale sui pensionati è stato netto e chiaro. Adesso le dichiarazioni di non voler intervenire sulla previdenza sono ancora più forti, visto che vi è una frangia del partito legata a Maroni che è disponibile a trattare e visto che Casini sul tema ha più volte dichiarato il suo appoggio a modifiche che riportino l’Italia in linea con gli altri paesi europei.

Decreto anticrisi 2011 contributo solidarietà – Tali dichiarazioni di disponibilità sono ben accolte dal premier, che punta forte sulla questione per poter diminuire il contributo di solidarietà, l’addizionale irpef che va a colpire i contribuenti che superano i 90.000 euro annui di reddito. Tale imposizione vorrebbe essere attenuta dal presidente del consiglio in quanto va a colpire una quota significativa dell’elettorato del partito delle libertà,  e quindi risulta poco popolare ai membri del partito.

Tuttavia l’inamovibilità di Bossi sul tema sembra totale, ed il “senatur” no si fa scrupolo a scagliarsi anche contro membri del suo stesso partito, che ha in linea con il ministro Maroni hanno dichiarato la propria apertura sul fronte pensioni. Quest’ultimo ha del resto anche dichiarato che interventi nel campo previdenziale sarebbero necessari per evitare ancora tagli agli enti locali, che sono già allo stremo. Pertanto la linea morbida scelta dal ministro è dettata dalla tutela delle risorse di comuni e regioni. Sul reperimento di ulteriori risorse Bossi invece non fornisce alternative, ed alla fine sembra che si avrà una convergenza sull’anticipo al 2012 del raggiungimento di quota 97 per quanto riguarda le pensioni di anzianità.

Età pensionabile 2011 – In questo modo non si andrebbero ad imporre nuovi tributi a 

Manovra province – Sull’onda emotiva dell’approvazione del decreto Berlusconi aveva dichiarato che circa 34 province sarebbero state abolite e 54.000 poltrone sarebbero state eliminate, concretizzando di fatto il tanto agognato taglio ai costi della politica richiesto. A distanza di pochi giorni il bottino potrebbe essere molto più magro, e rischiano di essere soppresse “solo” 25 o 26 provincie se nel frattempo anche queste non sollevino dubbi su competenza o opportunità.

Le prime proteste sono infatti arrivate dalle provincie che sono ubicate all’interno di regioni a statuto speciale. Infatti le regioni hanno ricordato che spetta a loro la soppressione o la creazione delle provincie in base a quanto contenuto all’interno dello statuto regionale. A dimostrazione di ciò nel 2001 la Sardegna ottenne il diritto di istituire nuove province ed a nulla valse l’opposizione fatta a livello centrale. Pertanto visto tale precedente, è facile supporre che in caso di bisogno le regioni a statuto speciale potrebbero anche ricorrere in sede giudiziale ed avere buone possibilità di successo.

A rischio vi sono quindi circa 11.000 posti di quei 54.000 che sarebbero dovuti essere tagliati, circa il 22 per cento quindi. Pertanto in regioni come Sardegna e Sicilia qualora si vogliano ridurre le provincie occorrerà avere l’assenso dei governatori regionali. Tuttavia di queste 11.000 poltrone il grosso riguarda i comuni che dovrebbero accorparsi in quanto inferiori ai mille abitanti. Anche qui la potestà ad effettuare soppressioni o istituzioni è della regione. Inoltre nelle regioni a statuto speciale l’indennità per incarichi politici è molto più elevata rispetto a quelle percepite da politici che operano in regioni ordinarie. Pertanto anche il peso economico di una abolizione in regioni a statuto speciale sarebbe diverso rispetto a quello effettuato in altre regioni.

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