Manifesto Confindustria: 5 punti contro la crisi economica italiana

La manovra finanziaria 2011 non soddisfa Confindustria che lancia le sue proposte per salvare l'Italia: riforma pensioni e vendita beni pubblici i punti portati del piano Marcegaglia

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La manovra finanziaria 2011 non soddisfa Confindustria che lancia le sue proposte per salvare l'Italia: riforma pensioni e vendita beni pubblici i punti portati del piano Marcegaglia

Da un po’ di tempo le posizioni dei vertici di Confindustria verso le azioni dell’esecutivo sono abbastanza critiche, e lamentano un notevole ritardo nell’attuazione di riforme, necessarie per rivitalizzare il paese.

Previsioni Pil Italia 2011 – L’ultima tegola viene proprio da fonti governative, che stimano una crescita inferiore alle attese per il 2011, anche se l’obiettivo del pareggio di bilancio del 2014 non è messo in discussione.

Tuttavia le previsioni meno ottimistiche della crescita economica italiana non sono giunte inaspettate. Anzi in precedenza proprio il centro studi di CONFINDUSTRIA aveva provveduto a limare la crescita attesa sia per il 2011 che per il 2012. Un quadro davvero poco ottimistico quello redatto dai tecnici di settore dell’associazione industriale, a cui anche organismi europei come l’ Ocse hanno contribuito ad alimentare.

Downgrade rating Italia – Infine il declassamento prima del debito italiano ( da A+ ad A con la motivazione di una instabile situazione politica), e successivamente con il downgrade dello stato di patrimonializzazione di 7 fra le più importanti banche italiane hanno completato il cerchio.

Manovra finanziaria 2011 – La situazione rimane pertanto seria nonostante le ultime manovre che hanno rastrellato oltre 59 miliardi di euro da destinare alla riduzione del debito pubblico ed all’allontanamento del rischio default. Ed allora il presidente dell’associazione industriali, Emma Marcegaglia, tenta di dare una scossa chiedendo, ancora una volta, a gran voce all’esecutivo di uscire da questa situazione di stallo perché l’Italia non cresce a sufficienza e perché i mercati mostrano quotidianamente di non avere fiducia nelle nostre aziende. I vertici di CONFINDUSTRIA chiedono un segnale forte in grado di creare una vera rottura con il passato e dare segnali quindi di discontinuità con l’inerzia attuale.

Fondo salva stati europeo – Tuttavia anche a livello europeo le associazioni di imprenditori fanno sentire la propria voce. Basti pensare a quello che succede in Germania, dove le quattro associazioni più importanti di imprenditori hanno inviato un appello ai 620 parlamentari tedeschi in merito alla votazione a favore di un rafforzamento di un fondo salva stati.

La proposta , che non dovrebbe essere messa in discussione visto che gode dei favori anche dell’ opposizione tedesca, prevede di portare la dotazione del fondo salva stati dagli attuali 123 miliardi di euro sino a 211 miliardi di euro. Sebbene questo comporti un sacrificio economico soprattutto degli stati con i conti più in ordine in Europa (e quindi Germania e Francia in primis) gli imprenditori sono consapevoli dei rischi che potrebbe comportare il default di una nazione europea e quindi preferiscono il male minore.

Manovra finanziaria Confindustria

Per quanto riguarda l’Italia la manovra recentemente varata dal governo ha sicuramente scontentato la gran parte degli imprenditori, che lamentano di non avere attuato azioni utili per la produttività e di aver invece aumentato ancora una volta le tasse ( la pressione fiscale nel 2012 raggiungerà nel 2012 il livello record del 44,7 per cento).  Allo scopo di cambiare rotta l’associazione industriali insieme ad altre associazioni ha pronto un manifesto con alcuni punti che dovranno essere seguiti in modo tale da aumentare davvero la competitività del nostro paese al di là delle logiche di voto e di opportunità. 

Manifesto Confindustria

Il manifesto verrà presto presentato al Governo ed i punti essenziali sono cinque:

  1. Riforma pensioni : Una riforma di cui se ne parla da molto tempo  ma che non è mai stata attuata. Infatti l’allineamento agli standard europei comporterebbe sicuramente una penalizzazione in termini di consenso. Tuttavia appare davvero insostenibile la condizione che allo stato attuale ( e soprattutto nel passato) si vada in pensione a 58 – 60 anni con pensioni abbastanza vicine allo stipendio, mentre in futuro i giovani andranno in pensione a 70 anni con pensioni di importo molto inferiore a quanto percepito mentre si è in attività;
  2. Riduzione debito pubblico italiano e meno ingerenza del pubblico nel privato – Sul punto della riduzione del deficit oramai la comunità europeo ha posto un sostanziale veto a spese aggiuntive o al superamento di un certo livello. Mentre per determinate iniziative economiche lo Stato non dovrebbe porre troppi paletti o nulla osta, altrimenti il privato desiste dall’iniziativa;
  3. Vendita beni pubblici per ridurre la spesa pubblica – Sul punto esiste già una bozza per la vendita di beni immobili di proprietà statale.
    Ma resta troppo poco e troppi lunghi i tempi di attuazione. Infatti molti immobili non fruttano quanto dovrebbero e vendendoli si risparmierebbe due volte: una introitando i compensi della vendita e l’altra eliminando ingenti costi di manutenzione;
  4. Prevedere un piano di privatizzazione e liberalizzazioni “serie” –  Recentemente la manovra di ferragosto ed il decreto sviluppo hanno proposto alcune liberalizzazioni in base al principio che, in campo economico, se non espressamente vietata dalla legge ogni azione è possibile. Tuttavia di azioni concrete se ne è viste ben poche, e dire che di interventi se ne potrebbero fare: dall’abolizione degli ordini professionali, a liberalizzare le vendite di farmaci di fascia C o la vendita di carburante, dagli orari di apertura delle attività economiche alle concessioni per vendita di beni in regime di monopolio;
  5. Piano infrastrutture – La Marcegaglia sul punto è stata abbastanza chiara:  se si va avanti solo sulle piccole cose l’associazione non offre il proprio apporto. Pertanto occorre avviare un piano per la realizzazione di grandi opere in modo da generare valore aggiunto e posti di lavoro.
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