Mandare i soldi a casa costerà di più: polemiche sulla tassa sul money transfer

Nuova tassa sul money transfer: ecco quanto costerà mandare i soldi a casa e quali Paesi saranno i più colpiti

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
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Tra le norma del decreto fiscale spunta la tassa sul money transfer, ovvero sul trasferimento di soldi all’estero fuori dall’Unione europea. Non è una novità che molti stranieri in Italia, con i soldi guadagnati nel nostro Paese, aiutino in parte le famiglie di origine che non li hanno seguiti. Ebbene mandare i soldi a casa con sistemi di money transfer, dal 2019 subirà una tassazione dell’1,5 per cento. E’ l’imposta proposta dalla Lega che scatterà da gennaio 2019 su tutte le operazioni superiori a 10 euro, escluse le transazioni commerciali.

Una proposta che non ha mancato di sollevare critiche: l’opposizione l’ha definita una tassa discriminatoria. Da smontare però da un punto di vista strettamente giuridico, le accuse di incostituzionalità della norma visto che non è applicabile ad una categoria specifica di individui (statisticamente i più colpiti sarebbero bangladesi e filippini che, dopo i dopo i romeni che non sarebbero tassati in quanto comunitari, sono quelli che inviano più denaro).

Per chi sostiene la proposta invece, la tassa sui money transfer è un modo per cercare di trattenere in Italia una minima parte dei soldi prodotti sul territorio nazionale. Ma di che cifra parliamo? Gli introiti per lo Stato stimati dalla Fondazione Leone Moressa sono piuttosto bassi: poco più di 60 milioni di euro (dato calcolato tenendo conto che l’importo dei soldi inviati all’estero tramite money transfer nel primo semestre dell’anno è stato complessivamente di 2,7 miliardi euro e che di questi circa l’80% sarebbe destinato a Paesi fuori Ue e, dunque, tassabile). Il rischio, si teme, è che si alimenterebbero in questo modo altri canali di trasferimento denaro all’estero in nero.

Sicuramente rispetto alla linea generale, che punta ad abbassare le imposte per invio denaro all’estero delle persone fisiche, la proposta della Lega è in controtendenza: in occasione del G8 del 2009 a L’Aquila fu stabilito l’obiettivo di portarlo al 5%, proposta ribadita anche al G20 di Cannes (2011) e Brisbane (2014). Non solo: se si guarda agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è fissato l’impegno di ridurre i costi al 3% entro il 2030. E l’Italia? Con quella che è stata ribattezzata la nuova “tassa sui migranti regolari” si intraprende una direzione opposta: portando di fatto il costo delle rimesse a più del 7% (tra commissione già prevista e nuova tassa).

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Argomenti: Tasse e Tributi, Manovre Fiscali e Finanziarie