Mamme a partita IVA: diritti donne minimi anche con Jobs Act

Donne e mamme a partita IVA: cosa cambia con il Jobs Act in termini di tutela e maternità?

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Donne e mamme a partita IVA: cosa cambia con il Jobs Act in termini di tutela e maternità?

Sempre più donne, anche mamme, aprono la partita IVA con regime dei minimi: il Jobs Act ha implementato le loro tutele?

Donne e mamme a partita IVA: regime dei minimi e Jobs Act in rosa

Sono sempre più numerose le donne, giovani ma soprattutto mamme, che decidono di aprire una partita IVA usufruendo del regime dei minimi.

Quando si parla di donne e lavoro subentrano tutta una serie di diritti e garanzie di genere legati alla maternità ad esempio: quali tutele offre il Jobs Act alle lavoratrici autonome a partita IVA?  

Donne lavoratrici e false partite IVA: come stanarle

I dati dell’Osservatorio del ministero delle Finanze mostrano che negli ultimi anni, in controtendenza con quanto accadeva in passato, le partite IVA intestate a donne sono aumentate. Nel 2012 rispetto al 2011 sono state più 6,97%. La ragione è intuibile: spesso per molte mamme questa rappresenta l’unica alternativa per continuare a lavorare. Tuttavia nel numero rientra anche una percentuale difficilmente quantificabile di false partite IVA (sembra che lo siano almeno il 15-20% del totale). Ma è innegabile che le donne a partita IVA sono in crescita tale da non poter essere più considerate un fenomeno marginale o transitorio.

Partite IVA rosa: donne lavoratrici svantaggiate rispetto alle dipendenti?

L’ACTA, associazione che riunisce i lavoratori e le lavoratrici freelance in Italia, è oggi un punto di riferimento importante per la categoria. Molto c’è ancora da fare per equiparare i diritti delle mamme a partita IVA a quelli delle donne assunte con contratto subordinato. La maternità è riconosciuta ma assentarsi dal lavoro per cinque mesi rischia di far perdere clienti.

Diritti partita IVA e Job Act: un piccolo passo avanti

Il Jobs Act ha avuto il merito di estendere il congedo genitoriale ai padri nel caso in cui non ne ha potuto usufruire la madre. Ma la strada è ancora lunga e questo è solo un piccolo passo. Una delle ultime novità sul tema prevede la possibilità di ‘trasformare’ il congedo parentale in part-time al 50% ma anche in questo caso la misura riguarda il lavoro dipendente.

La riforma del lavoro non fa che

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