Malattia: quando si rischia il licenziamento?

Il licenziamento per giusta causa scatta per chi, anche se presente alla visita fiscale, compie attività incompatibili con il proprio stato di malattia che ne pregiudicano la guarigione.

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Il licenziamento per giusta causa scatta per chi, anche se presente alla visita fiscale, compie attività incompatibili con il proprio stato di malattia che ne pregiudicano la guarigione.

Chi è in malattia può essere licenziato, vediamo insieme quando questo può accadere.

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza numero 13676, ha stabilito che il lavoratore in malattia deve fare di tutto per guarire il più presto possibile, in modo da non privare l’azienda o la pubblica amministrazione della propria prestazione. Inoltre, se la visita fiscale effettuata al lavoratore in malattia, abbia riscontrato la patologia indicata nel certificato medico, questi non deve, durante l’assenza dal lavoro, peggiorare le sue condizioni compiendo attività che possano compromettere il rapido decorso della malattia. Diversamente può scattare una giusta causa di licenziamento, senza neanche il preavviso.

Malattia intesa come reato, se si cerca di fare i furbetti

C’è chi farebbe qualsiasi cosa pur di non andare a lavorare, come ad esempio, i furbetti del cartellino.

Molti sono i dipendenti scoperti in attività del tutto incompatibili con la malattia certificata sia dal medico curante che dal medico fiscale dell’Inps. Il datore di lavoro, in questo caso po’ licenziare per giusta causa. Nel caso specifico della sentenza della Corte di Cassazione, un dipendente del gas veniva ripreso dalle telecamere esterne dell’azienda mentre caricava alcune pesanti bombole sulla sua auto, il tutto mentre si trova ancora in malattia proprio per discopatia e lombalgia. Il dipendente da mesi accusava patologie che lo avevano spinto a chiedere di essere adibito a mansioni non più operaie ma impiegatizie per la impossibilità di sollevare pesi. L’uomo è stato giustamente licenziato.

Secondo la Cassazione è una sanzione adeguata il licenziamento per giusta causa inflitta all’incolpato, laddove la sua condotta rientri in una condotta di slealtà verso il datore che consenta di dubitare che gli eventuali rapporti futuri con l’azienda saranno improntati alla necessaria correttezza.

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