Lockdown fino a Natale, quanto ci costerebbe: quali sono i posti di lavoro a rischio

Lockdown a Natale, milioni di posti di lavoro a rischio a causa del Covid: quanto costerebbe all'economia e all'occupazione.

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Aumentare le restrizioni oggi per sperare di poterle allentare un po’ in prossimità del Natale: con queste intenzioni il Governo ha approvato l’ultimo Dpcm, in vigore da venerdì 6 novembre 2020. Fare dei sacrifici adesso per dare poi uno slancio ai consumi durante il periodo delle feste natalizie, perché un lockdown totale a dicembre costerebbe troppo, sia in termini economici che in termini di posti di lavoro.

Questo è il quadro che emerge anche dall’ultimo rapporto Censis-Confimprese, che ha analizzato quelle che potrebbero essere le ripercussioni di un “Natale in quarantena” per l’Italia, facendo il punto sui consumi e le perdite che ne deriverebbero.

Quanto ci costerebbe un lockdown a Natale

Non sappiamo, con certezza, come si evolverà la situazione da qui a dicembre. Il nuovo Dpcm di Conte, che ha diviso l’Italia in tre zone (gialla, arancione e rossa a seconda della gravità della situazione), ha validità fino al 3 dicembre, dopo di che – come accaduto nei mesi scorsi – l’Esecutivo si pronuncerà di nuovo, confermando le misure vigenti o emanandone di nuove.

Qualora la curva dei contagi non dovesse scendere, però, il Paese potrebbe andare incontro ad un blocco delle attività in pieno periodo natalizio, il che si tradurrebbe in un enorme perdita, di soldi e lavoro.

Nello specifico, secondo l’indagine “Il valore sociale dei consumi”, realizzata da Censis-Confimprese con il contributo di Ceetrus, un lockdown a Natale con restrizioni paragonabili a quelle di marzo e aprile farebbe sfumare 25 miliardi di euro di spesa delle famiglie.

Lockdown a Natale, milioni di posti di lavoro a rischio a causa del Covid

Che l’emergenza Coronavirus abbia messo in ginocchio interi settori è – purtroppo – un dato di fatto.

Lo studio Censis-Confimprese, però, mette nero su bianco le perdite subite e quelle che le imprese, probabilmente, registreranno a causa delle restrizioni approvate nei mesi scorsi.

A fine anno, per esempio, le misure anti-Covid in aggiunta al primo lockdown si rifletteranno inevitabilmente sui consumi, facendo registrare un crollo della spesa che si attesterà – secondo le previsioni – intorno ai 229 miliardi di euro (-19,5% in termini reali in un anno).

Un’inversione economica di questo tipo, per ovvi motivi, non lascerà indenni altri settori, come quello dell’occupazione, per cui – come emerso dall’indagine – si potrebbe arrivare ad una perdita di cinque milioni di posti di lavoro. Basta pensare, come ha affermato infatti il Censis, che il solo retail dovrà fare i conti con meno 95 milioni di entrate, ovvero un calo del 21,6% del proprio fatturato che rischia da solo di far saltare ben 700 mila posti di lavoro.

Coronavirus, come l’emergenza sanitaria ha influito sugli acquisti e le abitudini dei consumatori

Un’emergenza di questo tipo, prima sanitaria e poi economica, non poteva non avere delle ripercussioni anche sugli stili di vita dei consumatori. Non solo da un punto di vista strettamente fisico sono cambiate le cose (spostamenti limitati, vita sociale ridotta, abitudini professionali e personali stravolti), ma anche i consumi degli italiani si sono riadatti alle nuove esigenze.

Come riportato dall’indagine Censis-Confimprese, l’emergenza Covid ha accelerato i comportamenti di consumo degli italiani. In termini numerici, in particolare, 18 milioni di persone hanno modificato i propri comportamenti di acquisto, rivolgendosi ad altri negozi o brand di riferimento, gestendo diversamente la spesa e cambiando i criteri di scelta.

Dall’inizio della pandemia, inoltre, 13 milioni di consumatori hanno cambiato i negozi in cui solitamente effettuavano acquisti alimentari, rivolgendosi ad altri. Infatti, il 42,7% ha acquistato online prodotti che prima comprava nei negozi fisici, si tratta per lo più di giovani (52,2%) e laureati (47,4%), mentre in generale gli italiani hanno affermato che con il Covid sono anche cambiati i loro consumi, e difficilmente torneranno alle vecchie abitudini.

“Il Rapporto Confimprese-Censis racconta una verità decisiva per il nostro tempo – si legge sul sito Censis – nella convivenza con il virus, il rilancio dei consumi è una priorità assoluta. Il retail è un motore dell’economia e un serbatoio occupazionale decisivo, per questo oggi affossare i consumi vuol dire affossare l’Italia e fiaccare la resistenza degli italiani, con rischi gravi per il nostro modello di vita. Supportare il retail in questa fase vuol dire rendere concreta la coesistenza tra tutela della salute e ordinaria vita quotidiana, puntando su un settore di imprese performanti e capaci di creare occupazione”.

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