Liti fiscali pendenti: definizione entro il 2 aprile 2012

Se il decreto mille proroghe slitta al 2 aprile il termine per chiudere le liti fiscali minori, l’Agenzia con una circolare delinea tutte le istruzioni in merito

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Se il decreto mille proroghe slitta al 2 aprile il termine per chiudere le liti fiscali minori, l’Agenzia con una circolare delinea tutte le istruzioni in merito

Il decreto legge n. 216 11, anche conosciuto come decreto mille proroghe, convertito in legge ha disposto la proroga fino al 2 aprile 2012 del termine per presentare la domanda e versare gli importi riguardanti la definizione delle liti fiscali minori di valore non superiore a 20.000 euro, pendenti al 31 dicembre 2011. A fornire chiarimenti in merito, è stata poi l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 7/E del 15 marzo.

 

PROROGA LITI FISCALI PENDENTI

Nella circolare in oggetto, l’Agenzia sottolinea che è possibile definire le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in cui è parte la stessa Agenzia, e che siano pendenti alla data del 31 dicembre 2011 dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio e anche a seguito di rinvio. La definizione si perfeziona presentando la domanda da parte del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio, pagando le somme determinate con le precedenti regole il tutto entro il prossimo 2 aprile. Il  termine originario era stato fissato al 31 marzo ma slitta al 2 aprile, poiché il primo termine cade di sabato. Nella circolare inoltre si precisa l’ambito delle liti definibili entro il 2 aprile. In esse vi rientrano le controversie introdotte con ricorsi alla Commissione tributaria provinciale, notificate nel periodo 2 maggio-31 dicembre 2011, a parità delle altre condizioni già richieste dall’art. 39, comma 12, D.L. n. 98/2011. Non vi rientrano invece le controversie interessate da giudicato.

 

LA SOSPENSIONE DELLE LITI DEFINIBILI AL 30 GIUGNO 2012

Si precisa che per tutte le nuove liti definibili, opera la sospensione dei giudizi fino al 30 giugno 2012. Una sospensione questa che riguarda gli atti e le attività successive al 28 febbraio 2012 , quando cioè è entrata in vigore la legge di conversione del D.L. n. 216/2011, mentre restano salvi e validi gli atti e le attività compiuti nel processo precedentemente. Se il giorno dell’udienza è stato già fissato nel periodo compreso tra tale data e il 15 luglio 2012, il contribuente può chiedere comunque la sospensione del giudizio, qualora desideri avvalersi della sanatoria.

 

VERSAMENTO LITI PENDENTI

Alla data del 2 aprile 2012, arriva anche la definizione di quelle controversie già pendenti alla data del 1° maggio 2011, nonchè  quelle per cui alla data di entrata in vigore del decreto mille proroghe,  non sia intervenuta una pronuncia giurisdizionale definitiva.
Questo permetterà così  anche agli eventuali ritardatari, che non avevano eseguito il versamento per tempo, ma anche a coloro che, pur essendo decisi, fino a qualche mese fa, a proseguire nel giudizio, hanno avuto ripensamenti,  di poter beneficiare della definizione agevolata.

DEFINIZIONE AGEVOLATA LITI FISCALI PENDENTI: IL RICORSO TARDIVO

Il documento dell’Agenzia, risponde inoltre a dei quesiti avanzati concernenti i profili applicativi della nuova disciplina. Innanzitutto si precisa che non può avvalersi della  definizione agevolata della lite fiscale minore, il contribuente che abbia impugnato un avviso di accertamento oltre i termini di decadenza prescritti dalla legge, al solo scopo di precostituire in maniera artificiosa una controversia pendente, permettendogli così di pagare un’imposta nettamente inferiore rispetto a quella effettivamente accertata. Sempre in riferimento ai ricorsi tardivi, già una circolare dello scorso anno, la n. 48/2011 ha precisato che sono ammesse alla definizione anche le liti instaurate mediante ricorsi proposti oltre i termini prescritti dalla legge, purché prima del 6 luglio 2011 non sia intervenuta pronuncia definitiva di inammissibilità.

 

LIQUIDAZIONE DI REDDITI SOGGETTI A TASSAZIONE SEPARATA

Nella circolare dell’Amministrazione finanziaria si esclude inoltre anche la possibilità di definire quei  ruoli che sono stati emessi a seguito dell’attività di liquidazione automatizzata, disciplinata ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, delle imposte dovute sui redditi soggetti a tassazione separata, ai sensi dell’articolo 1, comma 412, della legge 311/2004. L’articolo 36-bis, prevede  che, “Avvalendosi di procedure automatizzate, l’amministrazione finanziaria procede, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta”. Così anche le imposte dovute sui redditi soggetti a tassazione separata, possono fruire della liquidazione automatizzata. I contenziosi relativi non sono definibili entro il 2 aprile, perché, come ha già precisato l’Agenzia, nella circolare 48/2011, si è dinanzi ad un’attività di mera liquidazione, che non porta all’emanazione di un atto impositivo e come tale definibile.

 
IMPUGNAZIONE AVVISI DI LIQUIDAZIONE

Al contrario, si può definire una controversia riguardante l’impugnazione di avvisi di liquidazione, emessi ai sensi dell’articolo 12 del Dl 70/1988, che siano finalizzati al recupero delle maggiori imposte sui trasferimenti degli immobili non censiti, qualora con essi sia portata per la prima volta a conoscenza del destinatario “… una pretesa fiscale maggiore di quella applicata, in via provvisoria, al momento della richiesta di registrazione …. Deve però essere impugnato anche il provvedimento con cui viene attribuita la rendita catastale emesso dal competente ufficio dell’Agenzia del Territorio.

 

RINVIO DELLA CASSAZIONE: ALIQUOTA APPLICABILE DEL 36%

Infine, nella circolare datata 16 marzo scorso, l’Agenzia delle Entrate conferma il principio per cui se la Suprema Corte di Cassazione con una sua pronuncia dispone il rinvio, tutte le altre pronunce emesse dal giudice tributario, perdono efficacia.  Tale ipotesi è assimilabile a quella in cui “… non sia stata già resa alcuna pronuncia giurisdizionale non cautelare sul merito ovvero sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio”, ipotesi nella quale si applica l’aliquota del 30% sul valore della controversia. In altre parole si stabilisce che, l’aliquota da applicare per definire una lite pendente, dopo che sia stata emessa una pronuncia di rinvio della Cassazione che ha annullato una precedente sentenza della Commissione tributaria regionale favorevole all’Ufficio, è quella  del 30%..

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Argomenti: Ricorsi e Contenziosi