Liti condominiali e incidenti stradali: il mediatore sostituirà l’avvocato

Il nuovo istituto della mediazione, sostituirà in ambito civile l'avvocato in alcune questioni legate alla conciliazione stragiudiziale

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Il nuovo istituto della mediazione, sostituirà in ambito civile l'avvocato in alcune questioni legate alla conciliazione stragiudiziale

 

Dal 21 marzo 2001 anche in Italia è stato introdotto l’istituto della mediazione, riservato a materia di ambito civile limitate ad una determinata soglia. Prima della via giudiziale diventa quindi in alcuni casi, ad esempio in materia di locazione, diffamazione a mezzo stampa, responsabilità medica, contratti assicurativi o successione, obbligatorio tentare la strada della conciliazione stragiudiziale.

A partire dal prossimo marzo all’elenco delle materia sottratte alla competenza primaria degli avvocati si aggiungono le liti condominiali e le cause per il risarcimento danni in seguito ad incidenti stradali. Il motivo di questa estensione è quello di alleggerire il carico della giustizia civile riducendo al tempo stesso i tempi processuali. E’ innegabile che si tratti di un’emergenza del nostro sistema giuridico: quasi 4 milioni di cause pendenti, un arretrato che ogni anno si accresce di circa 2,8 milioni di nuove cause.

Ma la riforma ha suscitato anche alcune perplessità e polemiche, soprattutto da parte degli avvocati che si vedono sottratti dalla propria sfera di competenza materie che vengono affidate alla nuova figura del mediatore (che non ha necessariamente un background di studi giurisprudenziali). Oltre alle eccezioni di tipo costituzionale gli avvocati hanno sollevato anche critiche a quelle che sono le funzionalità pratiche della riforma. Servirà davvero a decongestionare la Giustizia Civile italiana o si tratta solo si uno specchietto per le allodole (dove le allodole sarebbero i giovani laureati in cerca di lavoro?). Non solo infatti è sufficiente la laurea, di qualsiasi indirizzo per accedere alla carriera di mediatore, ma per essere ammessi alla prova pubblica bisogna aver seguito un corso riconosciuto di 50 ore che ovviamente è a pagamento. Si tratta di un vero e proprio business.

Ma i cittadini ne gioveranno veramente? In molti hanno accolto la riforma positivamente, stanchi di aspettare anni per avere giustizia e forse anche prevenuti verso quella degli avvocati che viene spesso identificata come una casta che applica tariffe troppo onerose approfittando dell’ignorantia legis del cittadino medio. Ma è davvero ipotizzabile che in materie così spinose e in cui l’astio può raggiungere livelli tanto elevati la risoluzione possa essere intentata tramite la conciliazione? Il compromesso imposto da un privato non può facilmente e pacificamente essere accettato da entrambe le parti evitando il ricorso al giudice. In questo modo però si arriva al paradosso per cui una riforma che dovrebbe accelerare i tempi della giustizia finisce di fatto per allungarli ulteriormente. E anche l’amministrazione della giustizia da parte di privati suscita delle perplessità: gli unici giudici non di carriera finora ammessi dal diritto internazionale erano quelli eletti vox populi. Il rischio è quello di assoggettare la giustizia, o più propriamente la mediazione che ad essa conduce, alle logiche della politica.

Sarà la Corte Costituzionale a pronunciarsi il prossimo  19 Gennaio 2012 sulla costituzionalità della mediazione obbligatoria. Ma il dado appare tratto: da Aprile la riforma sarà attiva. 

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Argomenti: Diritto amministrativo

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