Limite pagamenti in contanti inutile: alternative contro l’evasione fiscale

Contrastare l’evasione fiscale? I limiti ai contanti non servono. Lo dimostrano i dati sui pagamenti che spingono il governo a cercare strumenti alternativi

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Contrastare l’evasione fiscale? I limiti ai contanti non servono. Lo dimostrano i dati sui pagamenti che spingono il governo a cercare strumenti alternativi

I dati della CGIA di Mestre confermano che porre un limite ai pagamenti in contanti è inutile nell’ottica della lotta all’evasione fiscale. La strategia del tetto di spesa non si è dimostrata affatto efficace, almeno stando ai numeri. E del resto di recente Renzi aveva lasciato intendere la volontà del governo di muoversi in una direzione opposta a quella degli ultimi anni spostando l’asticella fino ai 3 mila euro. Ad oggi l’Italia è il Paese europeo con il limite pagamenti in contanti più basso: Francia e Belgio hanno una soglia di spesa in contanti pari a 3.000 euro, la Spagna ammette pagamenti non tracciati fino a 2.500 euro e la soglia si ferma a 1500 euro. Oltre all’Italia solo il Portogallo ha il tetto dei contanti fissato a mille euro. Ma a fronte di quali risultati?

Limite pagamenti in contanti non frena l’evasione fiscale: i numeri

E’ qui che i dati della CGIA di Mestre smentiscono l’efficacia di questa misura: l’evasione fiscale è aumentata. “Tra il 2000 e il 2012 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), a fronte di una soglia limite all’uso del denaro che è rimasta pressoché stabile fino al giugno 2008, l’evasione ha registrato un andamento altalenante fino al 2006 per poi scivolare progressivamente fino al 2010. Se tra il 2010 e l’anno successivo l’asticella del limite al contante si è ulteriormente abbassata (passando da 5.000 e 1.000 euro), l’evasione, invece, è salita fino a sfiorare il 16% del PIL, per poi ridiscendere nel 2012 sotto quota 14%”.

Perchè gli italiani hanno bisogno dei contanti

Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA, ha commentato i dati sottolineando l’alta presenza in Italia di unbanked, ovvero persone che non sono titolari di un conto bancario. Ancora oggi se ne contano quasi 15 milioni: “un record non riscontrabile in nessun altro Paese d’Europa. Non avendo nessun rapporto con gli istituti di credito, milioni di italiani non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile, come la carta di credito, il bancomat o il libretto degli assegni. Questa specificità tutta italiana va ricercata nelle ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese”. E anche se le cose si vanno senza dubbio gradualmente evolvendo da questo punto di vista “non possiamo disconoscere che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca. Del resto, i vantaggi economici non sono indifferenti, visto che i costi per la tenuta di un conto corrente sono in Italia i più elevati d’Europa”.      

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Argomenti: Pagamento in contanti

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