Licenziamenti: quali sono riconosciuti dalla legge?

I licenziamenti riconosciuti dalla legislazione italiana sono 3 e non possono essere discriminatori. Vediamo quali sono e cosa comportano.

di , pubblicato il
I licenziamenti riconosciuti dalla legislazione italiana sono 3 e non possono essere discriminatori. Vediamo quali sono e cosa comportano.

Un datore di lavoro può decidere di licenziare un dipendente per diversi motivi. Per ogni tipo di licenziamento, però, esistono tutele per il lavoratore. Vediamo nel dettaglio quali sono i diversi tipi di licenziamento e ad ognuno di essi quali tutele corrispondono.

I licenziamenti che la legge italiana riconosce sono 4: per giusta causa per giustificato motivo oggettivo economico collettivo Non sono validi i licenziamenti che hanno motivazioni discriminatorie per età, sesso, lingua, religione, orientamento sessuale, opinioni politiche, adesione a scioperi o convinzioni religiose.  

Licenziamento per giusta causa

Questo provvedimento è una conseguenza a condotte particolarmente gravi del lavoratore che sono definite chiaramente nell’articolo 2119 del codice civile. Il licenziamento per giusta casa può essere anche senza preavviso nei casi di Insubordinazione, ovvero rifiuto ripetuto e immotivato di eseguire le proprie mansioni Sottrazione di beni aziendali Comportamento perseguibile penalmente fuori dell’attività lavorativa che mini la fiducia del datore di lavoro Svolgimento di altra attività lavorativa nel periodo di malattia Dopo la visita medica per la malattia rifiuto a riprendere l’attività lavorativa Art. 2119. Recesso per giusta causa. Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede, per giusta causa compete l’indennità indicata nel secondo comma dell’articolo precedente. Non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell’imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell’azienda.    

Licenziamento per giustificato motivo soggettivo

Questo licenziamento è disposto in relazione a violazioni commesse dal lavoratore che non ha rispettato gli obblighi previsti nel proprio contratto di lavoro.

  • Abbandono del posto di lavoro senza motivo
  • Provazione di una rissa sul posto di lavoro
  • Minacce a colleghi o superiori
  • Violazione delle norme del Codice Disciplinare reiterata

  Se si esclude l’ultima motivazione, il datore di lavoro è sempre obbligato a dare il preavviso di licenziamento che molto spesso si traduce in una indennità di preavviso in busta paga.

   

Licenziamento giustificato motivo oggettivo

I motivi oggettivi possono essere motivo di licenziamento la chiusura dell’attività, la delocalizzazione di servizi e produzioni, la soppressione del posto di lavoro o l’accorpamento delle mansioni al datore di lavoro. In questi casi l’azienda si trova a dover fare a meno di uno o più dipendenti per motivi tecnici o di organizzazione. L’azienda può trovarsi, tra l’altro, in stato di crisi aziendale o di bassa liquidità. Se il numero di dipendenti coinvolto è pari o superiore a 5 si parla di licenziamento collettivo per il quale è richiesta una procedura specifica.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti:

I commenti sono chiusi.