Licenziamenti: le imprese chiedono la fine del blocco, ma il governo non si fida

Secondo i datori di lavoro solo 13% tornerà a licenziare alla fine del blocco dei licenziamenti. E il ministro Gualtieri pensa a una proroga selettiva.

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Secondo i datori di lavoro solo 13% tornerà a licenziare alla fine del blocco dei licenziamenti. E il ministro Gualtieri pensa a una proroga selettiva.

E’ braccio di ferro fra governo e imprese sul blocco dei licenziamenti. Il 31 marzo scade il divieto di licenziare per il settore privato, così come stabilito dalla legge e le imprese fremono per lasciare a casa i dipendenti in esubero.

Il ministro all’Economia Roberto Gualtieri, ha però fatto sapere che il governo intende tutelare ulteriormente l’occupazione estendendo il blocco del licenziamenti ben oltre tale data. Il periodo di emergenza economica non consente, infatti, un normale ritorno a regime del turn over.

Blocco licenziamenti, le imprese protestano

Il mondo imprenditoriale non vede però tutte queste preoccupazioni e ritiene che i tempi siano ormai maturi per un ritorno alla normalità. Il settore manifatturiero, in particolare, si sta muovendo in controtendenza su lavoro e occupazione.

Solo il 5% degli imprenditori prevede una forte riduzione del personale nel 2021 e solo il 13% attende il superamento del blocco dei licenziamenti per ridurre il proprio organico. Riduzione che nel 94% dei casi va da 1 a 5 dipendenti. Ma c’è di più: 1 impresa su 3 ha in previsione nuove assunzioni.

E’ quanto si legge nell’indagine congiunturale che Confimi Industria ha condotto intervistando i propri associati sull’andamento del secondo semestre 2020 chiedendo loro una previsione per i primi sei mesi dell’anno appena iniziato. Le previsioni lasciano ben sperare sul lato occupazione. Il 59% del campione dichiara di mantenere stabile il proprio organico e vi è un 32% di imprenditori che prevede nuove assunzioni.

Solo 13% imprese licenzierà alla fine dello stop

Dall’indagine emerge inoltre che, se il ricorso agli ammortizzatori sociali ha riguardato una impresa su due nella seconda parte del 2020, il numero scenderà nei prossimi mesi interessando solo il 31% degli intervistati.

Un valido contributo lo sta dando anche lo smart working a difesa dell’occupazione e dei posti di lavoro. lo strumento è in uso nel 25% delle Pmi intervistate. Andrà avanti ancora per qualche mese per quelle figure come amministrativi, uffici progettazione, marketing e commerciali. Per costoro il lavoro è organizzabile da remoto laddove le attività sono ancora in stand-by viste le misure ancora in atto per fronteggiare la diffusione del virus.

Il 60% delle Pmi inoltre non prevede grandi scossoni in positivo o in negativo per i primi sei mesi del 2021. Ottimista solo 1 imprenditore su 5 che ha in previsione un leggero incremento (fino al 3%) di ordini e produzione.

Gualtieri pensa a uno stop selettivo

Così Gualtieri pensa a una proroga al blocco dei licenziamenti, ma non per tutti questa volta. La misura sarà presa in accordo con le parti sociali e i datori di lavoro e interesserà solo i settori economici più colpiti dalla pandemia. In parallelo sarà rifinanziata la cassa integrazione Covid per le aziende in difficoltà.

Non c’è dubbio – ha detto Gualtieri – che alla luce della prosecuzione della pandemia occorra prorogare la disponibilità di uno strumento straordinario, di ammortizzatore. Occorre quindi rendere disponibile anche per i mesi successivi, se necessario, questo strumento.

Occorre anche introdurre – ha proseguito – una selettività rispetto alla necessità di alcuni settori più fragili e colpiti valutando la possibilità di prolungare ulteriormente il blocco dei licenziamenti“.

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