Lettere ai pensionati, l’Inps richiede fino a 29 mila euro: bisogna pagare?

C'è chi lancia l'allarme ma le lettere Inps ai pensionati arrivano tutti gli anni. Che cosa fare se la ricevi?

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Come ogni anno l’Inps sta provvedendo ad inviare lettere ai pensionati nel caso di somme accreditate per errore e delle quali, ora, si chiede la restituzione. Tutto normale quindi? Non proprio. Prima di tutto bisogna analizzare la legittimità di questa pretesa. La restituzione non è così scontata. Anche perché in alcuni casi si tratta di importi notevoli che vanno dai mille fino addirittura ai 29 mila euro stando alle testimonianze online. Se così fosse, è intuibile lo spavento di chi si vede recapitare una lettera di sollecito simile, soprattutto in un periodo storico tanto critico. Pagare o contestare tramite un avvocato? Che cosa dovrebbero fare i pensionati dinanzi ad una richiesta di restituzione di ratei pensione arretrati?

Pensione più alta per sbaglio, cosa fare se l’Inps richiede i soldi indietro

A “lanciare la bomba” è stato Il Giornale, che ha pubblicato un’intervista all’avvocato Celeste Collovati il cui studio si sta occupando di diversi ricorsi di pensionati contro le lettere Inps. Gli errori dell’Ente che hanno portato all’accredito di somme non dovute possono essere di diverso tipo: da quello materiale a quelli sulle pensioni di reversibilità passando per gli accrediti non dovuti dell’assegno di invalidità.

“Sembra strano pensare che l’Inps commetta tali errori considerato che è l’Ente previdenziale stesso che eroga tali prestazioni sulla base di un’analisi preventiva di tutti i requisiti in possesso. Eppure accade spesso anche in questo periodo che, accortasi dell’errore, anche a distanza di anni, l’Inps invii una richiesta di restituzione di un determinato importo creando il panico al povero mal capitato cittadino”

Le somme accreditate per errore vanno restituite? Il riferimento legislativo per il recupero crediti è contenuto all’articolo 52 Legge 88/1989 e all’articolo 13 Legge 412/1991.

Entrambi presuppongo il dolo del beneficiario. Questo è l’unico caso in cui è ammessa la richiesta di restituzione delle somme. Anche la Cassazione ha confermato questo orientamento in una sentenza di tre anni fa: l’Inps potrà rettificare l’importo della pensione correggendo l’errore ma non ha modo di intervenire per recuperare le somme indebitamente versate per suo errore.

In conclusione, se il pensionato è in regola con gli oneri comunicativi rispetto all’ente previdenziale, l’eventuale richiesta di restituzione si considera illegittima. Chi riceve la lettera potrà impugnarla a meno che l’accredito non sia dovuto a suo stesso dolo. Il ricorso amministrativo annullerà l’istanza.

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