Legge Controesodo: riduzione tasse per tornare a lavorare in Italia

Agevolazioni fiscali per richiamare in patria i cervelli in fuga

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Agevolazioni  fiscali per richiamare in patria i cervelli in fuga

Sono sempre più numerosi i giovani che lasciano l’Italia per andare a lavorare all’estero, dove le prospettive di guadagno e di carriera sono più rosee. Oggi tutti questi giovani hanno la possibilità di tornare in Italia grazie alla Legge Controesodo. Ma vediamo con ordine. Nel decennio che va dal 2000 e il 2010 più di 300 mila persone tra i 20 e i 40 si sono trasferiti fuori dall’Italia per lavoro: il 60% in Europa, il restante 40% diviso tra USA, Asia, Australia e America Latina (nell’ultimo anno è molto gettonato il Brasile grazie anche ad una normativa sempre più aperta verso i giovani laureati stranieri).

I dati parlano chiaro: secondo il Rapporto Italia 2012, pubblicato da Ansa, il 60% dei giovani è propenso a lasciare l’Italia, più della metà. E non a caso il rapporto tra il flusso di uscite e di entrate nel nostro Paese è in negativo.

Nella maggior parte dei casi, pur essendo un’esperienza costruttiva, non si tratta di un percorso del tutto in discesa e, finita l’euforia dell’entusiasmo iniziale, resta un sentimento di nostalgia per il proprio Paese (anche perché, ammettiamolo, quando si è lontani si tende a rimpianger solo gli aspetti positivi e quasi a rimuovere le ragioni che ci hanno spinti a partire). E se lo Stato vi desse una ragione per tornare in Italia?

 

DECRETO CONTROESODO: COSA PREVEDE?

Non se ne parla molto ma la Legge 238/2010, ribattezzata emblematicamente ‘Controesodo’, prevede agevolazioni fiscali per favorire il rientro in patria dei laureati che  lavorano all’estero. Non si tratta di una novità assoluta ma di un progetto che va avanti dal 2010 e che ora pare trovare maggiore concretizzazione: il Presidente del Consiglio Mario Monti ha infatti risposto all’interpellanza dichiarandosi disponibile a voler definire i punti oscuri della legge Controesodo (ad esempio la misteriosa scomparsa del riferimento alle agevolazioni per le aziende disposte ad assumere i laureati rimpatriati nel testo definitivo della legge). Si tratta di una riforma pensata per gli under 40 che vivono all’estero per ragioni di studio o lavoro da almeno tre anni. Per tre anni dal rientro (il limite infatti è stato esteso fino al 2015) si pagheranno le tasse solo sul 30% dello stipendio, sul 20% per le donne.

Sotto un’altra prospettiva il progetto è rivolto anche a professionisti stranieri interessati a trovare un impiego in Italia. Non è infatti previsto il requisito della cittadinanza italiana per usufruire degli sgravi fiscali.

Un altro paletto temporale riguarda il limite minimo di anni da trascorrere in Italia dopo il riconoscimento dell’agevolazione (non meno di 5): questo per scoraggiare rientri disinteressati e poco convinti solo per godere del beneficio fiscale. In caso contrario l’Agenzia delle Entrate compenserà i pagamenti mancanti aggiungendo e sanzioni previste.

Ma basta veramente uno sgravio fiscale, peraltro temporale? Quello a cui i giovani si abituano negli ambienti di lavoro all’estero è una maggiore efficienza, il riconoscimento della meritocrazia: sono davvero disposti a rinunciarvi?

I sostenitori del Controesodo assicurano che si tratta solo di un primo piccolo passo e che l’obiettivo è quello di stimolare l’imprenditoria giovanile (la legge infatti non si riferisce solo ai lavoratori dipendenti). Ma dal 2010 poco altro è stato fatto.

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Argomenti: News Fisco

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