Lavoro: un po’ a casa e un po’ in ufficio, come cambiano le abitudini degli italiani

Smart working sì, ma non per tutta la settimana lavorativa. Ai lavoratori italiani serve libertà, ma manca la pausa caffè coi colleghi.

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Smart working sì, ma non per tutta la settimana lavorativa. Ai lavoratori italiani serve libertà, ma manca la pausa caffè coi colleghi.

La pandemia ha cambiato radicalmente il modo di lavorare. I lockdown e le restrizioni hanno interessato in maniera particolare il settore terziario e quello della pubblica amministrazione. E i lavoratori si sono dovuti adattare a nuove esigenze.

Per molti lavorare da casa è meglio, per altri è peggio. Insomma, non tutti hanno avuto la stessa impressione dopo oltre un anno di sperimentazione dello smart working. In attesa di un ritorno alle vecchie abitudini con la fine dell’emergenza nazionale, permangono divisioni di pensiero.

Il ritorno in ufficio e la pausa caffé

Da un lato lo smart working ha portato sicuramente delle novità e dei vantaggi che prima non erano apprezzati. Dall’altro ha inciso molto sul morale dei lavoratori, allontananti di colpo dall’ambiente di lavoro e da un contesto sociale tipico italiano.

Secondo una indagine di Nespresso, leader nel mercato del caffè porzionato, agli italiani manca la pausa caffè. Gli italiani hanno cambiato il loro approccio all’ufficio a causa dello smart working forzato.

In questo contesto , la pausa caffè – spiegano i ricercatori –  può giocare un ruolo rilevante sulla resa del lavoratore. Si tratta di “un trigger del ritorno alla nuova normalità, un driver della socialità e un acceleratore della creatività”. Perfino la Corte di Cassazione ha spezzato una lancia a favore della pausa caffè, definendola coma momento essenziale della giornata lavorativa.

Così, se la pandemia ci ha costretti a stare a casa a lavorare, oggi molti vogliono tornare in ufficio. Non tutti però. La maggior parte dei lavoratori è orientata per una alternanza casa-ufficio.

Un po’ smart working e un po’ in sede

Per un lavoratore su tre, l’ideale consisterebbe nel lavorare 2 giorni in sede e 3 da casa.

Una soluzione che permetterebbe di trascorrere del tempo di qualità in ufficio vicino ai colleghi, ma anche a casa, da soli per risparmiare sui costi.

Lo smart working comporta solitudine, è vero, ma anche notevoli risparmi come per il tragitto casa-lavoro, la pausa pranzo, il dress code, ecc. Risparmi che abbiamo iniziato ad apprezzare solo con i lockdown.

In definitiva, quello che emerge è un nuovo approccio al lavoro trasformato dallo smart working forzato, ma in cui l’ufficio continua a svolgere un ruolo centrale. Soprattutto in termini di socialità tra colleghi, e dove la pausa caffè ha il compito di innescare l’avvio di una nuova normalità.

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