Lavoro part time? Perché il calcolo della pensione futura va fatto con largo anticipo

Lavoro part time: ecco perché è importante fare il calcolo della pensione futura con anticipo e come rimediare se l'assegno è inferiore alle aspettative

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Lavoro part time: ecco perché è importante fare il calcolo della pensione futura con anticipo e come rimediare se l'assegno è inferiore alle aspettative

Integrare la pensione, per poter contare su un assegno dignitoso quando si smette di lavorare, è estremamente importante per chi fa un lavoro part time e, quindi, ha un montante contributivo limitato.

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Ad oggi ai lavoratori a tempo parziale l’Inps riconosce la piena copertura contributiva dei periodi di lavoro (a patto che la retribuzione non sia inferiore al minimale del 40% del trattamento pensionistico minimo). Come si fa il calcolo? Basta dividere le retribuzioni totali percepite nell’arco dell’anno solare per il minimale settimanale dello stesso anno di riferimento. Facciamo un esempio pratico: un soggetto ha lavorato per un totale di 52 settimane con una retribuzione imponibile di 9 mila euro. Gli saranno riconosciute 45 settimane di contribuzione con copertura parziale.

Un meccanismo che pesa soprattutto sui più giovani, spesso costretti a posticipare la data della pensione.

Per ovviare a questo problema il legislatore ha introdotto dal 1997 la possibilità di versare la quota mancante mediante contribuzione volontaria o attraverso il riscatto dei periodi di non svolgimento della prestazione lavorativa (studio o servizio militare ad esempio). Si tratta di una scelta onerosa che però può essere saggia per evitare di non arrivare ad avere una pensione dignitosa. E’ quindi un calcolo, quello sulla pensione futura, che soprattutto i lavoratori part time, con contribuzione parziale o frammentaria, dovrebbero fare per tempo.

 

 

 

 

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