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Lavoro part-time: cosa cambia con il riordino dei contratti?

Cosa cambia nel lavoro a tempo parziale con il riordino dei contratti? Oltre a sparire le tre tipologie contrattuali cosa cambia?

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Cosa cambia nel lavoro a tempo parziale con il riordino dei contratti? Oltre a sparire le tre tipologie contrattuali cosa cambia?

Le norme del decreto legislativo 81 del 15 giugno 2015 sono in vigore dal 25 giugno in merito al riordino dei contratti di lavoro e per quel che concerne il part-time non sono più elencate le tre tipologie di contratto che possono essere stipulate. Vediamo cosa cambia nel lavoro a tempo parziale con il riordino dei contratti. Innanzitutto è stata abolita la differenza tra part time orizzontale e verticale inoltre il datore di lavoro può richiedere ai dipendenti con contratto a tempo parziale prestazioni di lavoro che vanno oltre l’orario di lavoro concordato entro i limiti dell’orario a tempo pieno. Il riordino dei contratti non elenca più, quindi, le tre tipologie di lavoro a tempo parziale che possono essere stipulate anche e resta inteso che per tempo parziale si intenda qualsiasi orario di lavoro inferiore all’orario previsto per il tempo pieno. Il lavoro a tempo parziale può svilupparsi o con una riduzione dell’orario di lavoro nella giornata lavorativa o lo volgimento di un orario di lavoro a tempo pieno ma limitatamente ad alcuni giorni della settimana, del mese o dell’anno. Il contratto part time deve essere stipulato, comunque, sempre per iscritto e deve contenere una indicazione della durata della prestazione lavorativa con una collocazione dell’orario di svolgimento del lavoro con riferimento al giorno, alla settimane, al mese e all’anno. Se il lavoro i svolge su turni le indicazioni degli orari può avvenire anche per turni programmati di lavoro articolati su fasce orarie prestabilite. Non è più sottolineata la differenza tra part time orizzontale e verticale. Il numero massimo di lavoro supplementare che il datore di lavoro può richiedere ad un dipendente part time è rimandato alla decisione della contrattazione collettiva. Per il lavoro supplementare è, comunque, sempre richiesto il consenso del lavoratore ma se il contratto nazionale non prevede e non regolamenta il lav

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