Lavoro in nero, ecco quanto rischia il datore

Quali sono le sanzioni per lavoro in nero, sempre più frequente nel nostro Paese considerando il peso fiscale che grava sulle assunzioni e nonostante una recente riforma del lavoro che non risolve il problema

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Quali sono le sanzioni per lavoro in nero, sempre più frequente nel nostro Paese considerando il peso fiscale che grava sulle assunzioni e nonostante una recente riforma del lavoro che non risolve il problema
Sempre più diffuso nel nostro paese il ricorso al lavoro in nero

Lavoro in nero sanzioni. Nonostante la recente riforma del lavoro Fornero, sono sempre di più i lavoratori in nero. Lavorare  a nero è una delle piaghe del mercato del lavoro e molti datori ricorrono ai lavoratori in nero nella maggioranza dei casi, ma non è certo una giustificazione, visto il pesante carico fiscale che incombe sui contratti di lavoro. Ecco quali sanzioni sono state previste per chi ricorre al lavoro nero.

Lavoro in nero sanzioni, il Collegato lavoro del 2010

Si parla non tanto di sanzioni bensì di una maxi sanzione che può avere un minimo e un massimo, introdotta dal cd Collegato lavoro, la legge n. 183 del 2010 a cui è seguita la circolare n. 38 del 12 novembre 2010 del Ministero del Lavoro con cui sono state fornite  le prime istruzioni operative.

Maxi sanzione lavoro nero

Innanzitutto viene individuato il lavoro nero come l’impiego di lavoratori in assenza di comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro. Così la mancata comunicazione preventiva al Centro per l’impego costituisce l’indice rilevatore dell’impiego di lavoratori in nero,  nonché il presupposto applicativo della nuova maxi sanzione.

La maxi sanzione correlata all’utilizzo di lavoratori in nero si distingue in due tipologie:

–       La prima contempla l’ipotesi di lavoro nero che ricorre nel caso in cui vengano impiegati lavoratori subordinati senza la preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro, ipotesi che comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa da 1.500 a 12mila euro per ogni lavoratore irregolare maggiorata di 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo;

–       La seconda ipotesi ricorre quando il datore di lavoro abbia regolarizzato il rapporto solo successivamente rispetto all’effettiva instaurazione e soltanto in parte, ovvero quando il datore di lavoro abbia fatto svolgere al lavoratore un periodo parzialmente in nero, pur a fronte di un successivo periodo di regolare occupazione. In questa ipotesi è prevista una sanzione amministrativa da 1.000 a 8.000 euro per ogni lavoratore irregolare, maggiorata di 30 euro per ogni giornata di lavoro irregolare.

 Sanzioni previdenziali lavoro nero

Oltre alle sanzioni amministrative abbiamo però anche sanzioni civili previdenziali, connesse all’evasione di contributi e premi riferiti ad ogni lavoratore in nero impiegato in entrambi casi. L’importo di queste sanzioni, con il Collegato lavoro del 2010, è aumentato del 50% ed  è venuto meno il tetto minimo dei 3mila euro.

Chi sono i soggetti che irrogano le sanzioni

Ampliata anche la platea dei soggetti legittimati ad irrogare la maxi sanzione per il ricorso al lavoro nero. In tal caso la competenza viene ora attribuita a tutti gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro, fisco e previdenza, come Inps, Inail, Enals, Ipsema, Agenzia delle entrate, delle Dogane, Guardia di finanza. Tali soggetti devono così procedere a contestare e notificare le sanzioni accertate mediante il cosiddetto verbale unico di accertamento. Se non si pagano le sanzioni sopra citate, spetta agli stessi organi di vigilanza redigere e inviare al Direttore della Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente un rapporto circostanziato contenente osservazioni precise e anche le dichiarazioni dei lavoratori sentite durante le indagini.

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Argomenti: Lavoro e Contratti

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