Lavoro e Covid, bomba licenziamenti nel 2021

Il blocco dei licenziamenti ha impedito lo scoppio della disoccupazione. Ma il lavoro manca e il divieto di licenziare non reggerà a lungo.

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Il blocco dei licenziamenti ha impedito lo scoppio della disoccupazione. Ma il lavoro manca e il divieto di licenziare non reggerà a lungo.

Una bomba a orologeria sull’occupazione è pronta ad esplodere nel 2021. Aziende e datori di lavoro sono pronti a licenziare il personale non appena finirà il blocco dei licenziamenti imposto dal governo.

L’allarme giunge, non solo dai sindacati, ma anche dagli economisti che non intravvedono per il prossimo anno una ripresa dell’economia tale da garantire l’attuale stato di occupazione di operai e impiegati.

Il governo ha finora tenuto a freno la disoccupazione bloccando i licenziamenti in cambio della cassa integrazione Covid ad libitum per le aziende in difficoltà. Ma ci si chiede fino a che punto questi interventi miliardari potranno essere sostenuti da uno Stato già super indebitato.

Catalfo, massimo impegno per tutela occupazione

Da quando è scoppiata la pandemia, l’impegno del Governo – e mio personale come ministro del Lavoro – è stato quello di tutelare il più possibile l’occupazione“.

Lo scrive su Facebook il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, precisando che

Bankitalia dice che, grazie alle misure che abbiamo messo in campo, si sono evitati 600 mila licenziamenti. Con i decreti varati in questi mesi abbiamo garantito a lavoratori e imprese 42 settimane di cassa integrazione Covid – altre 12 gratuite sono previste nella legge di bilancio – e interventi di sostegno alla liquidità delle aziende.

A ciò abbiamo unito una misura, voluta da me, come il blocco dei licenziamenti. Una misura che nella sua eccezionalità ci ha permesso però di governare e non subire gli effetti economici e sociali della crisi causata dal coronavirus”.

Si sa che resta un grande lavoro da fare. Per questo proprio a partire dalla manovra 2021 – dice il governo – c’è un nuovo investimento nelle politiche attive dopo quello già previsto con il Fondo nuove competenze, per un totale di 1,2 miliardi di euro stanziati (che dovranno essere aumentati).

Inoltre, con le risorse del Recovery Fund si interverrà come mai fatto prima d’ora proprio sulla formazione e sulle competenze. Per fare ciò catalfo ha chiesto di investire 7 miliardi. Il Governo è pronto a fare tutto ciò che è necessario per garantire la massima protezione possibile al tessuto sociale ed economico, partendo dalla valorizzazione del capitale umano che deve essere prioritario al pari degli altri investimenti.

Bankitalia, -600.000 licenziamenti da misure per lavoro

Sebbene non si abbiano ancora indicazioni per valutare la dinamica presumibile dei licenziamenti nel 2021 e le novità recentemente introdotte dal decreto “Ristori” e annunciate dal Governo, le stime suggeriscono che un’interruzione simultanea sia della Cig Covid sia del blocco dei licenziamenti dovrebbe essere valutata con estrema cautela al fine di evitare possibili brusche cadute.

Le misure di estensione della Cig, sostegno alla liquidità delle imprese e blocco dei licenziamenti, hanno evitato circa 600.000 licenziamenti. E’quanto emerge dalla pubblicazione diffusa da Bankitalia dal titolo “Alcune stime preliminari degli effetti delle misure di sostegno sul mercato del lavoro”.

Disoccupazione alle stelle senza blocco

Inoltre, sottolinea il documento, nelle attuali condizioni congiunturali è difficile ipotizzare che i lavoratori licenziati avrebbero trovato un altro lavoro. Il calo occupazionale nell’anno in corso sarebbe stato pertanto significativamente più ampio rispetto a quello finora registrato.

Data la relativa stabilità del numero di licenziamenti a fronte di limitate fluttuazioni cicliche, prosegue il testo, è ragionevole ipotizzare che in assenza della crisi da Covid-19 vi sarebbero stati nel 2020 all’incirca 500.000 licenziamenti, come nel 2019.

Si stima che tra gennaio e metà marzo 2020 i licenziamenti per motivi economici nel settore privato siano stati all’incirca 100.000. In prima battuta si può ritenere che la norma sul blocco dei licenziamenti stia impedendo almeno 400.000 licenziamenti che si sarebbero verificati in condizioni normali.

A causa dello shock pandemico i licenziamenti nel 2020 sarebbero aumentati di circa il 30%, arrivando a 700.000 unità in assenza di politiche. L’ampia copertura garantita dalla Cig-Covid e dalle altre politiche avrebbe potuto prevenire la gran parte dei licenziamenti addizionali dovuti alla crisi da Covid-19 (circa 200.000).

Mantenendo il numero di licenziamenti nel 2020 sui livelli dell’anno precedente anche a prescindere dalla normativa di blocco. Includendo anche il blocco dei licenziamenti, si può dunque stimare che l’insieme delle politiche del Governo avrebbe impedito finora circa 600.000 licenziamenti.

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