Lavoro, addio 24 ore: arrivano gli zainocratici (non chiamateli nomadi digitali)!

Lavoro agile: la nuova frontiera sono gli zainocratici. Chi sono? Potresti diventarlo? Quanto guadagnano?

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Lavoro agile: la nuova frontiera sono gli zainocratici. Chi sono? Potresti diventarlo? Quanto guadagnano?

Il lavoro agile, o smart work sta portando ad una nuova rivoluzione professionale: la figura degli zainocrati. Si tratta di professionisti senza una sede fissa sempre pronti a cogliere la migliore opportunità professionale. Ma facciamo un passo indietro per capire in che modo si inserisce questa novità nel concetto di lavoro agile.

Sempre più aziende, anche in Italia, si stanno aprendo alla possibilità di far lavorare, almeno in parte, i dipendenti da casa almeno un giorno a settimana.

Lavorare da remoto è un modo per conciliare vita professionale e privata e le aziende che lo stanno sperimentando parlano anche di un incremento di produttività. Lasciare maggiore libertà organizzativa ai lavoratori quindi paga. In Italia si tratta di una realtà ancora di nicchia anche se se ne parla molto: stando ai dati Hays 8 professionisti su 10 accetterebbero volentieri di lavorare da casa ma al momento solamente il 35% circa delle aziende lo permette. Intanto però l’evoluzione del fenomeno va avanti: avete già sentito parlare degli zainocratici, i nuovi paladini dello smart working? Vi sveliamo chi sono.

Zainocrati: non chiamateli nomadi digitali

Il primo a teorizzare questa nuova categoria è stato Leonardo Previ, professore di Gestione delle risorse umane alla Cattolica di Milano: “lo zainocrate è qualcuno che si muove volentieri, che tiene il proprio zaino con tutti gli strumenti che usa per lavorare, o per procurarsi un lavoro. Apprezza l’ingegnosità collettiva, è in contatto con molte altre persone ed è capace di offrire un contributo alla costruzione di un mondo meno burocratico”. E’, in altre parole, il nomade digitale ma al servizio di una o più aziende. Nel suo spostarsi quindi trova possibilità e occasioni di lavoro in remoto, tramite aziende o ambienti di co-working. Ma dividersi tra più collaborazioni e, seppure viaggiando, mantenere la partita IVA aperta in Italia, consente di avere uno stipendio con cui arrivare a fine mese? Bisogna tenere in conto la tassazione sulle partita IVA. Per il momento a lanciarsi in questa nuova frontiera del lavoro 2.0 in chiave smart work sono soprattutto i giovani under 35 anni, che hanno meno spese e che possono mantenere ancora la partita IVA agevolata dei vecchi minimi.

I dati più realistici si avranno probabilmente tra qualche anno, quando gli zainocrati di oggi avranno magari dei figli e una famiglia e non potranno godere di alcune agevolazioni riservate ai giovani dallo Stato e dalle imprese.

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