Lavori usuranti: in pensione prima ma con flessibilità

La pensione per i lavoratori usuranti sarà più flessibile rispetto alle attuali regole. Ecco cosa pensa di fare il governo.

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La pensione per i lavoratori usuranti sarà più flessibile rispetto alle attuali regole. Ecco cosa pensa di fare il governo.

In tema di riforma delle pensioni, il governo sta valutando anche come affrontare la questione “lavori usuranti”. Come noto, per coloro che hanno svolto lavori gravosi o usuranti, il pensionamento scatta prima.

Attualmente chi ha svolto lavori usuranti va in pensione a 61 anni (62 per i lavoratori autonomi) con almeno 35 anni di contributi. Per quanto concerne i requisiti oggettivi, affinché un lavoratore possa andare in pensione prima, deve aver svolto un certo numero di anni come lavoratore gravoso. Almeno la metà della vita lavorativa.

C’è poi da osservare che attualmente la pensione è liquidata solo dopo 12 mesi (18 per gli autonomi) dalla maturazione dei requisiti previsti. Per cui il lavoratore è costretto ad attendere ancora un lungo periodo prima di percepire la pensione.

Pensione flessibile per i lavori usuranti

L’impostazione è rigida e – come suggerito dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico – l’idea sarebbe quella di introdurre un sistema flessibile, a punti, che consenta di riconoscere comunque un vantaggio commisurato al periodo di attività gravosa o usurante. Questo perché oggi, a differenza del passato, il lavoro è diventato molto variabile e saltuario. Sicché, con le regole attuali, se un lavoratore ha svolto lavori usuranti all’inizio della propria carriere per qualche anno e poi è passato a miglior occupazione, non gli spetta nulla di diritto. Così come chi ha perso il lavoro e negli ultimi anni di carriera si è dovuto adattare a svolgere lavori gravosi.

E’ quindi del tutto evidente che la legge in tema di lavori usuranti e gravosi vada rivista. Anche un solo anno di attività in miniera o come insegnante di asilo nido deve essere giustamente riconosciuto al momento del pensionamento. Ecco quindi che è allo studio un sistema premiale che riconosca per il periodo svolto come lavoratore usurante, lungo o corto che sia, una sorta di “bonus contributivo” commisurato al periodo lavorato.

Come avviene per le maggiorazioni convenzionali riservate, però, solo a certi dipendenti dello Stato.

Di contro si pensa di innalzare il requisito anagrafico di un anno portandolo a 62 anni per i dipendenti e 63 per gli autonomi. Inalterati resterebbero i requisiti contributivi. Se così fosse, il vantaggio tenderebbe a scemare rispetto alle attuali regole – osservano i sindacati – che però attendono di vedere come si muoverà il tavolo tecnico del Ministero del Lavoro sulla questione. Anche la casistica dei lavori usuranti e gravosi dovrà essere rivista perché i tempi sono cambiati.

Quali sono i lavori usuranti

Le categorie dei lavoratori usuranti saranno sicuramente oggetto di revisione nell’ambito della riforma delle pensioni. Attualmente le categorie riconosciute sono le seguenti:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
  • lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del d.lgs.67/2011;
  • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.
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