Lavoratori notturni, della pensione e della mancanza di tutele: il paradosso

Lavoratori notturni: la pensione anticipata non basta. Occorre fornire tutele durante la carriera lavorativa. Ecco le richieste.

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Lavoratori notturni: la pensione anticipata non basta. Occorre fornire tutele durante la carriera lavorativa. Ecco le richieste.

Di lavoratori notturni e tutele si parla in merito alla pensione anticipata. I turni lavorativi di notte, infatti, rientrano nella categoria dei cd lavori usuranti. Ma quali tutele sono riconosciute a questi lavoratori durante il servizio? Su questo fronte c’è ancora molto da fare.

Eppure le disposizioni europee obbligherebbero gli Stati membri a dettare una normativa ad hoc per coloro «il cui lavoro comporta rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali» (Direttiva n. 88/2003, art. 8).

Il paradosso è proprio qui: il legislatore riconosce l’uscita anticipata dal lavoro a chi effettua turni di notte ma non prevede nel dettaglio una disciplina di tutela. Se si riconoscono i rischi per la salute perché allora non si fa nulla per migliorare le condizioni lavorative dei lavoratori notturni?

Pensione anticipata lavoratori notturni: requisiti 2019

La riforma pensioni 2019 ha mantenuto in vigore, ed anzi consolidato tramite l’art. 17 del decreto legge n. 4/2019, le forme di pensione anticipata per lavoratori notturni.
L’elenco dei lavori usuranti  è articolato. Vi rientrano, come abbiamo avuto modo di vedere più volte:
  • mansioni di fatica (in galleria, in cava o in miniera, oppure in ambienti insalubri o ad alte temperature);
  • addetti alle “catene di montaggio” (con ritmi scanditi e con ripetizione meccanica degli stessi gesti);
  • conducenti di veicoli pesanti, adibiti a servizi pubblici di trasporto;
  • addetti (in percentuale dominante e sistematica) al lavoro notturno o su turni.
Il requisito contributivo è di 35 anni (restano fuori i periodi totalmente coperti da contribuzione figurativa). Ad esempio il lavoratore notturno impegnato per almeno 78 giorni l’anno, potrà andare in pensione anticipata raggiunta la “quota” 97,6 con età minima di 61 anni e 7 mesi. Soglie più alte di uscita(praticamente vicinissime a quelle previste in generale per tutti) vengono stabilite per i lavoratori notturni impegnati per un periodo annuo più breve (basti pensare che a quanti lavorano fra 64 e 71 giornate nell’arco dell’anno viene richiesto il raggiungimento di quota 99,6 con un’età minima 63 anni e 7 mesi).

Lavoratori notturni: quali forme di tutela sarebbero possibili?

La questione della tutela del benessere fisico e psicologico dei lavoratori notturni finora è rimasta ai margini della discussione politica.
Eppure diversi studi scientifici hanno dimostrato che il lavoro di notte altera i ritmi umani di sonno/sveglia compromettendo l’attività endocrina. Prima ancora di preoccuparsi dell’età della pensione dei lavoratori notturni, non sarebbe logico e doveroso impegnarsi a fare in modo che a questo traguardo arrivino in condizioni fisiche e mentali il più possibile adeguate?
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