Lavoratori domestici: boom assunzioni, lo Stato risparmia sul Welfare

Boom assunzioni lavoratori domestici durante il lockdown. Le famiglie spendono 15,1 miliardi annui e lo Stato risparmia sul Welfare.

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Boom assunzioni lavoratori domestici durante il lockdown. Le famiglie spendono 15,1 miliardi annui e lo Stato risparmia sul Welfare.

Boom delle assunzioni di lavoratori domestici in Italia. E’ questa una delle più curiose novità riscontrate durante il periodo della pandemia. Molte famiglie italiane hanno fatto ricorso in maniera occasionale o continuativa a colf e badanti.

Il lockdown, unito al periodo di emergenza sanitaria ha costretto molte famiglie a ricorrere all’assistenza domiciliare per le persone anziane o non autosufficienti. Il problema dei contagi nelle case di riposo ha infatti spinto le famiglie italiane a ricorrere maggiormente alle badanti.

Boom di lavoratori domestici durante il lockdown

La richiesta di lavoratori domestici ha quindi fatto salire la domanda di occupazione in questo settore. Molti rapporti di lavoro, però, risultano ancora irregolari.

Due milioni di lavoratori domestici, sei su dieci circa, sono in nero. Secondo i dati Inps 2019, i lavoratori domestici regolari sono 849 mila, in lieve calo rispetto al 2018 (-1,8%). Negli ultimi anni – spiega una nota – sono costantemente aumentate le badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le Colf (-32,1%).

Oggi le Colf sono in lieve maggioranza (52%) rispetto alle Badanti (48%). Da fonti Istat sappiamo però che il tasso di irregolarità nel settore domestico è del 57,6%, per cui la componente registrata all’Inps rappresenta meno della metà del totale.

Lavoratori domestici: due su tre stranieri

Sebbene gli stranieri siano ancora in netta maggioranza (70,3%), otto anni fa questa percentuale era nettamente maggiore (81,1%). Mentre gli stranieri sono diminuiti (soprattutto tra le colf), gli italiani sono aumentati (prevalentemente tra le badanti).

Un’altra tendenza significativa riguarda le classi d’età. Se nel 2012 la maggioranza dei lavoratori domestici aveva un’età compresa tra 30 e 49 anni (54,0%), oggi la fascia più numerosa è quella di oltre 50 anni (52,4%). Nello stesso periodo è diminuita anche la componente giovane (sotto i 29 anni), passata dal 14,5% al 5,3% del totale.

Spesi 15 miliardi di euro

Nel 2019 le famiglie italiane hanno speso 15,1 miliardi di euro per i lavoratori domestici (retribuzione, contributi, Tfr). Questo rappresenta per lo Stato un risparmio in termini di welfare e assistenza, in quanto accogliere in struttura tutti gli anziani non autosufficienti costerebbe 10,9 miliardi. Senza contare che il lavoro domestico vale l’1,1% del Pil (17,9 miliardi di euro di valore aggiunto).

Gli 849 mila lavoratori domestici regolari portano oggi un gettito fiscale pari a 1,5 miliardi di euro. Manca però ancora molto per una piena espressione del potenziale. Se tutti i 2 milioni di lavoratori fossero in regola, il gettito fiscale arriverebbe a 3,6 milioni annui.

Infine, dal report emerge che il lockdown ha portato un boom di assunzioni di lavoratori domestici. Oltre 50 mila nel mese di marzo, +58,5% rispetto al 2019. Inoltre, sono state effettuate 1,3 milioni di richieste di bonus baby sitter (per un importo potenziale di 1,7 miliardi) e nel I semestre 2020 sono stati movimentati quasi 270 milioni di euro attraverso il Libretto Famiglia (quasi 20 volte in più rispetto al 2019).

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