Lavorare nell’hotellerie: fare il cameriere diventerà “da vip” come fare lo chef?

Lavorare nell'hotellerie o fare il cameriere, diventare cuoco o chef: l'importanza dei nomi e dei reality nel mondo del lavoro.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Lavorare nell'hotellerie o fare il cameriere, diventare cuoco o chef: l'importanza dei nomi e dei reality nel mondo del lavoro.

Perché in Italia i giovani non vogliono lavorare nell’hotellerie? Se fare lo chef è oggi una professione a cui aspirano in molti, anche attirati da esempi famosi, la stessa “nobilitazione” non c’è stata per la figura del cameriere. Lo confermano le preoccupazioni di Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, secondo cui la colpa primaria della mancanza di personale in questo settore è da attribuire al gap tra formazione e lavoro. Mancano camerieri professionisti.

Per i giovani, oggi, molto spesso il lavoro da cameriere è rimasto un modo per arrotondare e pagarsi gli studi o gli sfizi: difficile che lo si scelga come carriera lavorativa e quindi ci si improvvisa, non ci si prepara al servizio in sala. Tra gli indirizzi alberghieri, infatti, quello che prevede la formazione del personale di sala è tra i meno richiesti. Spiega Nucara: “più di trecentomila giovani frequentano gli istituti alberghieri italiani ed ogni anno circa 40 mila di essi conseguono il diploma. Si tratterebbe di un numero coerente con le esigenze del settore turismo, in cui lavorano poco più di un milione di dipendenti, 250mila negli alberghi. Ma, nella realtà, molti di questi ragazzi finiscono per prendere altre vie, bruciando le risorse che lo Stato ha investito sulla loro formazione”. Perché questo accade? In parte dipende dagli stipendi iniziali: la cifra che guadagna un cameriere giovane mediamente non è allettante a fronte della fatica che comporta questo lavoro. “A complicare il quadro — dice Nucara — le nuove regole in materia di indennità di disoccupazione per gli stagionali, che spingono i lavoratori verso altri settori”. Che fa il paio con “l’abolizione dei voucher, che ha messo fuori gioco una parte dei collaboratori sin qui utilizzato per far fronte ai picchi di attività”. Molti disoccupati preferiscono percepire la Naspi, seppur per un tempo limitato, piuttosto di lavorare con un contratto di tipo intermittente.

Fare il cameriere all’estero: quanto si guadagna e quali prospettive?

All’estero, non dappertutto ma in molti Paesi, la situazione è invece ben diversa. Le più importanti scuole di formazione per il lavoro nell’hotellerie si trovano in Svizzera. La Les Roches Global Hospitality Education e la Glion Institute of Higher Education sono considerate in un certo senso le “Harvard” per chi vuole intraprendere una carriera nell’hotellerie. Contano ben otto sedi: oltre alle tre in Svizzera (a Montreux, Bulle e Bluche) ci sono filiali a Londra, Marbella, Shanghai, Amman in Giordania, e, dallo scorso anno, a Chicago.
Non chiamateli camerieri: gli studenti studiano finanza, marketing, gestione delle risorse umane, e le più recenti teorie di management. Ma non mancano le materie più pratiche: corsi di cucina e pulizia etc.
Vale la pena investire nella formazione per lavorare nell’hotellerie e nelle strutture di lusso? Le previsioni sono incoraggianti: con 292 milioni di posti di lavoro risulta essere il settore con l’ascesa più rapida. Tra le aziende a cui inviare il cv se si è camerieri di sala o professionisti dell’hotellerie Belmond, Shangri-La, Bulgari, Mandarin Oriental, Dorchester Collection ma anche Etihad, Qatar Airways, J.P. Morgan e Louis Vuitton.

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Argomenti: News lavoro, Lavoro 2.0

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