Lavorare gratis è l’unico modo per eliminare la disoccupazione: la ricetta del sociologo fa scoppiare la polemica

Lavorare gratis è già un ossimoro: farlo per combattere la disoccupazione può apparire un paradosso. Eppure, secondo un sociologo, questa sarebbe l'unica ricetta efficace. Sul web le sue dichiarazioni hanno subito scatenato la polemica ma noi preferiamo prima analizzarle per cercare di capire quale logica celano

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Lavorare gratis è già un ossimoro: farlo per combattere la disoccupazione può apparire un paradosso. Eppure, secondo un sociologo, questa sarebbe l'unica ricetta efficace. Sul web le sue dichiarazioni hanno subito scatenato la polemica ma noi preferiamo prima analizzarle per cercare di capire quale logica celano

Lavorare gratis è già di per sé un ossimoro: farlo per combattere la disoccupazione alla radice poi può apparire veramente un paradosso. Eppure, secondo un noto sociologo, questa sarebbe l’unica ricetta attualmente efficace.

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Sul web le sue dichiarazioni hanno subito scatenato la polemica ma, come nel nostro stile, preferiamo prima analizzarle per cercare di capire quale logica celano considerando peraltro che provengono dalla bocca di uno dei più apprezzati accademici italiani sul tema dell’occupazione (lo stesso a cui il Movimento 5 Stelle ha commissionato una ricerca sul futuro del lavoro, concretizzatasi in un volume di circa 300 pagine dal titolo Lavoro 2025, con l’elenco delle professioni a più alto rischio di sostituzione da parte dei robot).

Il focus della sua analisi è racchiusa nel titolo del libro: “Lavorare gratis, lavorare tutti” (Sottotitolo: il futuro è dei disoccupati). Ma che cosa intende Domenico De Masi con questa affermazione? Stando alla sua visione del fenomeno della disoccupazione ormai dilagante, occorrerebbe l’irruzione dei disoccupati nel mondo del lavoro a titolo gratuitamente in modo da ridistribuire l’occupazione. Inutile infatti sperare nella soluzione, più efficace ma difficilmente realizzabile, ovvero quella della riduzione dell’orario di lavoro di chi ha già un contratto: a conti fatti è chiaro e intuitivo infatti che, se lavorassimo part time invece di 40 ore settimanali, ci sarebbe più lavoro per tutti. A questo punto quindi “l’unica cosa che i disoccupati possono fare è scompaginare la situazione, offrendo gratuitamente la propria opera finché non ci sarà una redistribuzione dei carichi di lavoro”.

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Il “piano di attacco” alla disoccupazione di De Masi si articola in undici tappe, che includono anche la creazione di una piattaforma telematica per l’incontro tra domanda e offerta.

Il sociologo pan stellato parte da una considerazione sulla natura della disoccupazione che molti erroneamente definiscono l’effetto di una crisi passeggera. In realtà si tratta di una piaga che, se non combattuta, è destinata a crescere, anche per effetto della globalizzazione (“non non produciamo più nei nostri confini, ma compriamo dove si produce a un costo più basso”) e dell’avvento dei robot nel mondo del lavoro (“Per uno che progetta una macchina, ci sono migliaia di persone che non lavorano. Pensiamo a quanti cassieri di banca sono scomparsi con l’arrivo del bancomat“). Aldilà delle statistiche usate a scopo elettorale, questo pessimismo è confermato dai numeri: “in Italia ci sono ancora oltre tre milioni di persone che non hanno un lavoro, non sanno come vivere e come mangiare. Nonostante le facili soluzioni proposte con il Jobs Act, questi disoccupati esistono. È chiaro che c’è qualcosa che non va”.

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Altro step riguarda la creazione di nuovi lavori, cosa che in parte sta già avvenendo: nel frattempo però, prima di arrivare a questo, è bene partire dalla redistribuzione di quelli esistenti. De Masi spiega “è inutile pretendere il lavoro per i disoccupati se gli occupati fanno straordinari, sono sempre disponibili, anche nel week end e si fermano in ufficio ogni giorno oltre l’orario di lavoro senza essere per questo retribuiti”. Passare da 40 ore a 36 ore settimanali potrebbe essere un inizio incoraggiante. Ma come convincere chi ha un contratto, e giustamente se lo tiene stretto, a mollare un po’ la presa? Ecco che subentra la proposta ai disoccupati di offrirsi per lavorare gratis: “serve non amo la violenza, ho proposto che i disoccupati mettano la loro forza lavoro sul mercato gratuitamente. In questo modo il mercato si spacca, si altera. E gi occupati, arrivati alle strette, cederanno una parte del lavoro”.

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