La vendita on line è un’ attività d’impresa

Purchè sia un’attività abituale e di conseguenza i proventi ricavati non possono qualificarsi come redditi diversi

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Purchè sia un’attività abituale e di conseguenza i proventi ricavati non possono qualificarsi come redditi diversi

Nell’epoca di internet e di eBay, lo shopping è diventato a portata di tutti, anzi a portata di click. Con una carta di credito, si può acquistare quello che si vuole comodamente seduti sul divano di casa. E proprio in riferimento a questa vendita on line che un importante principio di diritto è stato sancito da alcune sentenze, del 2011 prima e del 2012 dopo, della Commissione tributaria provinciale di Firenze. La Ctp fiorentina stabilisce infatti che l’attività di intermediazione che viene effettuata su appositi siti di vendite on line si configura come un’attività di impresa, a patto che ci sia un numero consistente  di transazioni, quindi sia un’attività abituale e conseguentemente  i proventi ricavati sono qualificati come redditi di impresa e non redditi diversi.

 
La vicenda

Il principio di diritto espresso in merito alla vendita on line, deriva dal caso di un contribuente a cui era stato inviato un questionario da parte degli uffici delle Entrate, insieme ad un invito al contraddittorio, per dimostrare di aver dichiarato, ai fini delle imposte dirette, Iva, Irap nonchè i ricavi derivanti da una serie di transazioni effettuate in un periodo compreso tra il 2005 e il 2009.
Questionario e invito al contradditorio alle mani, il contribuente dichiarava di non essere titolare di partita Iva, di aver iniziato a effettuare vendite on line soltanto per hobby, commerciando merce, che gli veniva direttamente fornita da parenti e amici e sui ricavi realizzati tratteneva solo una piccola percentuale e di conseguenza non ha mai dichiarato i redditi derivanti da tale attività ai fini delle imposte dirette e dell’Iva.

 

La tesi delle Entrate

Per l’ufficio delle Entrate che ha raccolto le dichiarazioni di questo contribuente, in verità i ricavi derivanti dalle transazioni on line configuravano redditi d’impresa, poiché, a giudizio dell’ufficio, erano derivanti dall’esercizio di un’impresa commerciale, così come definita all’articolo 2195 del codice civile, ossia  come un’“attività intermediaria nella circolazione dei beni”, svolta in modo abituale. La considerazione delle Entrate è rafforzata anche dall’ammissione dello stesso contribuente che ha  confessato di vendere merce on-line sul mercato estero con il proprio conto pay-pal. Sulla base di ciò, l’ufficio delle Entrate ha provveduto a individuare in una misura forfettaria, pari al 20 per cento dei ricavi, il reddito di impresa attribuibile al contribuente. A sua difesa, quest’ultimo ha addotto l’insussistenza dei requisiti di organizzazione e di abitualità nella sua attività, che devono rientrare nella nozione di attività di impresa, e inevitabilmente si dovrebbe escludere la natura di reddito di impresa della sua attività di vendita on line. Non sarebbe reddito di impresa, bensì reddito occasionale e dunque come reddito diverso, è quello che in sostanza afferma il contribuente.

 

Esercizio di imprese commerciali: nozione tributaristica  e civilistica

Sul punto appare doveroso ricordare quanto ha già affermato la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 27211 del 2006, in cui gli ermellini hanno disposto che “la nozione tributaristica dell’esercizio di imprese commerciali non coincide con quella civilistica, giacché l’art. 51 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 intende come tale l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate dall’art. 2195 cod. civ., anche se non organizzate in forma di impresa, e prescinde quindi dal requisito organizzativo, che costituisce invece elemento qualificante e imprescindibile per la configurazione dell’impresa commerciale agli effetti civilistici, esigendo soltanto che l’attività svolta sia caratterizzata dalla professionalità abituale, ancorché non esclusiva”.

 
La decisione della Ctp di Firenze

Facendo proprio il principio espresso dalla Suprema Corte di Cassazione, la Commissione tributaria provinciale di Firenze ha osservato, nella sentenza in oggetto, che “nel corso del contraddittorio tra le parti, lo stesso ricorrente aveva riconosciuto di vendere merce on-line sul mercato estero con il proprio conto pay-pal”, configurando così una vera e propria attività di impresa, così come definita dall’art. 2195 c.c., ossia un’attività intermediaria nella circolazione dei beni, svolta in maniera abituale e non occasionale. 

 

Impresa commerciale: i requisiti

I giudici fiorentini, ribadendo che la nozione di impresa commerciale civilistica non coincide con quella fiscale, come ha sottolineato la Cassazione, hanno indicato i requisiti che, ai fini fiscali, qualificano un’impresa come commerciale. Tali requisiti sono:

– attività indicate dall’art. 2195 c.c. o attività agricole indicate alle lettere b) e c) del comma 2 dell’art. 32 che eccedono i limiti ivi stabiliti;

– esercizio per professione abituale ancorché non esclusiva;

– anche se non organizzata in forma di impresa.

Nel caso di specie, la Cpt di Firenze ha disposto che “l’attività di intermediazione svolta con e-Bay è qualificabile come reddito di impresa e solo nel caso di prestazioni occasionali, come definite al comma 2 dell’art. 61 del D.P.R. 276/2003, i compensi percepiti rientrano nella categoria dei redditi diversi ex art. 67 del TUIR”.
 

Osservazioni conclusive

La Ctp fiorentina nel caso in oggetto ha qualificato allora i redditi che derivano dal commercio on line, se prodotti da attività abituale, anche non esclusiva, come redditi d’impresa, indipendentemente dal requisito organizzativo. Si parla  allora di commerciante on line abituale e quello di professione. Il primo realizza una prestazione meramente occasionale, che  rientrando nei redditi diversi, è esclusa dal campo di applicazione dell’Iva. Il secondo è un vero e proprio  venditore privato che producendo quanto colui che svolge attività abituale, realizza un’attività di impresa, che deve essere tassata.

 

I numeri

Concludiamo dando un po’ di numeri, ossia dimostrando l’impatto che al giorno d’oggi ha il settore delle vendite on line, che costituisce una fetta importante del settore e come tale va dichiarato al Fisco. Considerando le stime ufficiali, solo nel nostro paese e solo nel 2007, il giro d’affari derivante dalle vendite virtuali si aggirava infatti sui 720 milioni di euro. Solo nel 2007 si badi bene. E’ ovvio che col passare degli anni, il fenomeno si è quintuplicato. Solo il 15 % dei venditori on line però rilascia documenti fiscali.
La parte restante si iscrive come venditore occasionale, anche se in realtà realizza una vera e propria rivendita professionale. Se le transazioni sono di un certo numero, il venditore deve aprire una partita Iva e pagare le imposte sulla parte di guadagno che ha ottenuto. Come si vede cambiano i tempi sì e le nuove tecnologie ci hanno stravolto la vita, modificando le nostre abitudini anche dal punto di vista degli acquisti, ma occhio che il Fisco ci guarda sempre.

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Argomenti: Aziende e Società

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