La tassa rifiuti senza Iva: partono i rimborsi

Una sentenza della Cassazione sembra porre fine ad una diatriba che si protrae da diverso tempo sulla natura della Tia. Confermando che essa è un tributo e come tale non deve essere soggetto ad Iva, si legittimano i contribuenti a presentare le istanze di rimborso

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Una sentenza della Cassazione sembra porre fine ad una diatriba che si protrae da diverso tempo sulla natura della Tia. Confermando che essa è un tributo e come tale non deve essere soggetto ad Iva, si legittimano  i contribuenti a presentare le istanze di rimborso

Prima è stata una  sentenza della Consulta, la n° 233/2009 e ora è  la Suprema Corte di Cassazione che, si auspica, sembra porre fine ad una questione dibattuta da molto tempo: l’applicazione o meno dell’Iva sulla tassa sui rifiuti. Inizialmente nel 2009 infatti, la Corte Costituzionale aveva dichiarato che la Tariffa di Igiene Ambientale, anche detta T.I.A., introdotta dal Decreto Ronchi è un’entrata di natura tributaria e non una tariffa e come tale su di essa non può applicasi il regime Iva.

 

La circolare del 2010

In seguito però una frettolosa (guarda caso) circolare del 2010 del Ministero dell’Economia e delle finanze per evitare una pioggia di rimborsi derivanti dalla sentenza della Consulta si era affrettata ad affermare la  continuità tra Tia1 e Tia2, quest’ultima succeduta in ordine temporale alla prima, onde evitarne problemi sulla qualificazione della natura giuridica, con la conseguenza che la Tia1, secondo questa circolare, è un’entrata di un servizio e come tale deve essere soggetta a Iva.

 

Corte di Cassazione: la Tia è un tributo

Ora interviene la Corte di Cassazione, con una sentenza depositata lo scorso 9 marzo 2012, che in un certo senso va in segno nettamente contrario con quanto disposto dal Ministero e si allinea invece con quanto affermato a suo tempo dalla Corte Costituzionale. La sentenza n. 3765 del 9 marzo 2012 infatti, precisa che la Tia è un tributo e come tale l’Iva su di essa non va pagata.

 

Rimborsi legittimi

Ovvia conseguenza di questa pronuncia molto importante, è la possibilità, divenuta doppiamente legittima vista la sentenza prima della Consulta, addirittura del 2009 e ora dei giudici di Piazza Cavour, di presentare le istanze di rimborsi dell’Iva pagata sulla Tia, qualificati ora come pienamente legittimi e come tale vanno riconosciuti ai contribuenti che hanno ingiustamente pagato l’Iva sulla Tia.

 

Come si può chiedere il rimborso Iva Tia??

La macchina delle associazioni dei consumatori si sta muovendo in questi giorni per chiedere il rimborso, offrendo i loro servizi e le loro consulenze. Tutte dalle più grandi associazioni alle più piccole, come l’ATDC Calabria Consumatori, offrono i loro servizi e le loro consulenze, partendo dalla compilazione da parte del ricorrente di modelli per chiedere il rimborso. 

 

Un occhio alla scelta del proprio Comune …..

In primo luogo pare necessario però capire se si è legittimati o meno a chiedere tale rimborso. Per far questo è importante innanzitutto avere sotto mano tutte le fatture pagate a partire dall’anno in cui il proprio Comune è passato dalla tassa (Tarsu) alla TIA. Non tutti i Comuni infatti hanno fatto questo passaggio e alcuni continuano ad applicare la Tarsu. Questo passaggio è fondamentale, visto che il rimborso non può essere richiesto ai Comuni che hanno applicato la Tarsu perché, in questo caso, l’Iva non è mai stata applicata. Se il Comune ha fatto il passaggio alla Tia poi,  occorre capire  che tipo di Tia è stata adottata, se la Tia1 o la Tia2. Così, se il Comune ha aderito alla Tia1 il rimborso è certo, ma se avesse effettuato il passaggio alla Tia2, potrebbe esserci qualche problema interpretativo, che si spera venga risolto nelle sedi competenti.

 

…. e l’altro alle bollette

Detto ciò si deve accertare che nelle proprie bollette sia stata addebitata l’Iva e che quindi è stata versata. Se così fosse, si chiede alla società che gestisce il servizio dei rifiuti, di sospendere dalla prossima bolletta utile, l’applicazione dell’Iva al 10% e contestualmente si chiede il rimborso dell’Iva versata e non dovuta.

 

Il rimborso entro 60 giorni dall’istanza

Qualora  poi il gestore neghi il rimborso, nulla vieta di citarlo in giudizio. Occorre valutare la convenienza di una scelta che, considerato i tempi della giustizia italiana, potrebbero essere lenti. Il rimborso deve essere erogato entro 60 giorni dal ricevimento dell’ istanza di rimborso, in un’unica soluzione proprio dal gestore del servizio pubblico che ha applicato la tariffa e addebitato l’Iva, oppure dal Comune, ma solo quando sia stato proprio quest’ultimo ad aver applicato la tariffa.

 

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Argomenti: Tassa rifiuti