La proposta di riforma pensioni che riguarda tutti (anche chi è già in pensione) ed evita la Fornero

Regna il pessimismo sulla riforma pensioni. La crisi ucraina e l’inflazione mettono alle strette il governo anche sulle rendite già in pagamento.

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Il silenzio è calato sulla riforma pensioni e lo spettro della Fornero per tutti incombe minaccioso. Il governo, preso dalle preoccupazioni della crisi energetica e dal conflitto ucraino, ha rinviato tutto sine die.

Le trattative coi sindacati si sono arenate e sullo sfondo non si vedono ancora modifiche sostanziali all’attuale sistema pensionistico. Col rischio che, terminata quota 102 a dicembre, spariscano del tutto le pensioni anticipate.

Riforma pensioni al palo

Inutile ribadire che il problema delle pensioni è aggravato dalla crisi ucraina che ha fatto schizzare in alto l’inflazione. Le ripercussioni si cominciano a far sentire sulla spesa quotidiana e sulle bollette energetiche.

Di questo passo le pensioni dovranno essere rivalutate del triplo rispetto a quanto avvenuto nel 2021 con una spesa aggiuntiva che supererà i 10 miliardi di euro. E questo probabilmente non basterà a difendere il potere di acquisto dei redditi più bassi.

Sicché, anticipare – come chiedono i sindacati – le uscite dal lavoro a 62 anni o con 41 di contributi appare oggi meno fattibile di quanto non fosse solo a inizio anno quando era stato avviato il tavolo negoziale al Ministero del Lavoro.

Il ricalcolo contributivo

Il mutato scenario economico e le preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici (e del governo) rischiano di avere pesanti ricadute sullo stato sociale. Questo è ormai evidente. Sicché aumentano le probabilità che la via d’uscita anticipata delle pensioni rispetto alle regole Fornero sia quella a 64 anni con penalizzazione.

Ciò avverrebbe tramite il ricalcolo contributivo e penalizzerebbe di più chi ha iniziato a lavorare presto rispetto a chi ha cominciato tardi. In pratica il governo potrebbe concedere l’uscita anticipata a 64 anni per tutti a patto che si accetto la migrazione dei contributi versati nel sistema retributivo (ante 1996) in quello contributivo.

A conti fatti salterebbe fuori una pensione tagliata di circa il 9%, nella peggiore delle ipotesi, ma si godrebbe della rendita per tre anni in più rispetto ai requisiti Fornero. Di fatto la manovra anticiperebbe l’entrata a regime del sistema contributivo puro prevista per il 2035.

Ancora nell’incertezza il destino di Opzione Donna (in pensione a 58-59 anni con 35 di contributi) la cui età pensionabile potrebbe salire a 60-61 anni, come già era allo studio lo scorso anno, ma di cui poi non si fece nulla.

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